Facciamo un giro nel borgo di Schiavonea, la popolosa frazione marina di Corigliano Calabro. Dove – a quanto sembra – un ministro dell’attuale Governo di Paolo Gentiloni e di quello precedente guidato dal neosegretario del Partito democratico Matteo Renzi (foto), gode d’un tasso di popolarità che sfiora le stelle del firmamento che sovrasta questa porzione di Mare Jonio adagiata sul golfo coriglianese.

Andrea Orlando – titolare del dicastero della Giustizia e non della Pesca – era lo sfidante numero uno di Renzi alle primarie di ieri che l’hanno riconsacrato in modo plebiscitario alla guida del Pd. Un plebiscito italiano che per numeri è però secondo proprio a quello d’Orlando a Schiavonea. Ove il ministro guardasigilli ha conquistato addirittura l’87% dei consensi contro il ben più “magro” 70 di Renzi su scala nazionale. Qualcosa non ci torna, perciò andiamo a Schiavonea per sapere se il belloccio Orlando tra questi vicoli abbia una fidanzata. Perché qui c’è pieno di belle ragazze e le famiglie sono assai numerose, quindi il plebiscito elettorale potrebbe avere una ragionevole spiegazione. «Orlandu? E chin’è?! Pecchì m’addimmanni e chissu?» ci rispondono. Cerchiamo la prova del nove e li portiamo sulla ruota di Palermo, dove il sindaco si chiama Orlando (Leoluca) ed è certamente più noto del ben più giovane attuale ministro. Nada de nada. Però in quattrocento ieri si sono presentati a votarlo nel seggio di Via Pola, tra le due storiche piazzette Fiume e Portofino. Ritentiamo, allora, questa volta sulla ruota di Genova. E qui nel borgo – al solo suon di questo nome – più che alla bellissima ex repubblica marinara e capoluogo ligure si pensa “al dottore” se si parla di politica. Il dottore Genova. Giovanni Battista. Già sindaco di Corigliano Calabro e già consigliere provinciale. Votatissimo proprio in questo borgo che l’ha visto nascere e crescere. Medico ospedaliero stimato e disponibile con tutti. Nei rapporti politici però dall’atteggiamento piuttosto scorbutico, in particolare all’interno del proprio stesso partito, il Pd appunto. Era proprio lui il capolista degli orlandiani in corsa per l’Assemblea nazionale del Pd. Ed è stato eletto, ovviamente. Orlandiano è un neologistico aggettivo di stampo giornalistico, certo non è come domandare ad uno psicologo se sia junghiano o freudiano. E noi non riusciamo a vedere Battista Genova come orlandiano, e neppure come orlandino. Già perché lo conosciamo più come guccionesco  o guccioniano. E qui a far da matrice all’aggettivo è Carlo Guccione, Carletto come crediamo lo chiami Battista Genova. Carletto è lo stravotato consigliere del Pd alla Regione Calabria ed ex assessore al Lavoro estromesso dalla Giunta regionale retta dal renziano Mario Oliverio a seguito del suo coinvolgimento nell’inchiesta giudiziaria di “Rimborsopoli”Guccione – com’è noto – è di Cosenza, e politicamente proprio nella sua città è reduce da una molto recente figuraccia elettorale contro il riconfermato sindaco Mario Occhiuto. Genova è guccioniano da anni e con lui sono guccioneschi (quasi) tutti i filistei del circolo Pd di Schiavonea diretto dal segretario Carlo Carletto (pure lui) Caravetta, fido di Genova e suo segretario particolare negli anni in cui fu sindaco. Ma torniamo al primo Carletto, Guccione. L’orlandiano del “caso” Schiavonea infatti è proprio lui. E se qui a Genova vogliono tutti bene vorrà dire che lo meritano (lui e Carletto Guccione). E quindi se ne facciano una ragione i loro amici renziani del circolo Pd del centro storico coriglianese, ma soprattutto quelli più intellettualoidi del circolo della centrale e popolosa frazione Scalo dove pure l’altro sfidante congressuale, il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, ha conquistato un consenso importante. Sintomo che pur nell’“ingombrante” presenza dell’attuale plenipotenziario braccio destro del renziano governatore Oliverio, quel Franco Pacenza “sopravvissuto politico” e sopravvissuto bene a dispetto dell’ex sindaco Genova candidato al Senato e alla Regione e mai eletto (già, perché lo “zoccolo duro” di Schiavonea non basta…), da qualche parte nel Pd un po’ di spazio libero è rimasto per dare la possibilità agli elettori delle primarie d’esprimersi senza le indicazioni dei boss politici. Non stiamo sostenendo mica che tutti gli elettori d’Orlando e Renzi o finanche d’Emiliano abbiano avuto indicazioni, per carità di Dio. Buona parte però sì, certamente.

Ma se a Corigliano Calabro ha dominato un finto fair-play calcistico, in un altro importante borgo marinaro della Sibaritide, Cariati, boss ed aspiranti boss del Pd si sono “azzuffati” in campo, a bordo campo e fuori dal campo. Una “maxizuffa” addirittura tra renziani e renziani. Vediamo. Qui, il segretario del circolo Pd Emiliano Didonna ha allestito il seggio per le primarie all’interno d’un pub il cui titolare è un privato legato ad una candidata nella lista di Renzi. E lì s’è votato. Ma la sindaca del paese Filomena Greco, potentissima imprenditrice eletta meno d’un anno fa con una lista civica ed alla quale adesso serve necessariamente ed urgentemente la sponda politica ovviamente del Pd, voleva che le votazioni si svolgessero nel centro sociale del Comune. Sindaca renziana che già nel pomeriggio di ieri – attraverso un ricorso degli orlandiani – riusciva ad ottenere l’annullamento delle primarie da parte della Commissione nazionale di garanzia del Pd per il congresso, mentre le votazioni proseguivano comunque presso il pub. Al termine delle quali Renzi otteneva un più che bulgaro 90%. Didonna adesso cercherà di far valere le elezioni. Il boss supremo Renzi ed i suoi picciotti locali si terranno il 90% di Didonna o l’ammutineranno imbarcando la potentissima sindaca nel transatlantico del Pd?                                                                   

 

 

 

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