A seguito del deposito delle motivazioni della sentenza di condanna in primo grado del Tribunale di Castrovillari ad un anno e sei mesi di reclusione e 300 euro di multa (pena sospesa), che lo scorso 16 dicembre lo aveva riconosciuto colpevole del reato di truffa aggravata e continuata http://altrepagine.it/index.php/267-condannato-per-una-maxitruffa-il-giornalista-fabio-pistoia, il giornalista Fabio Pistoia (foto), 36 anni, di Corigliano Calabro, martedì 18 aprile scorso ha fatto depositare dal proprio difensore, l’avvocato Antonietta Pizza, il proprio atto di ricorso indirizzato alla Corte d’appello di Catanzaro.

I cui giudici, dunque, dovranno fissare la data in cui celebrare il processo di secondo grado. Quattro pagine di motivazioni di ricorso in appello, per fatti che hanno interessato molto l’opinione pubblica tanto a Corigliano Calabro quanto nell’intero comprensorio della Piana di Sibari considerato l’altissimo numero di vittime della presunta maxitruffa di cui Pistoia è stato ritenuto unico responsabile da parte del giudice monocratico, Annamaria Grimaldi.

Ed è proprio al giudice di primo grado che è rivolto il primo dei motivi d’appello, formulato nell’atto in via preliminare. Secondo l’avvocato Pizza, infatti, il giudice Grimaldi «avrebbe dovuto astenersi per ragioni gravi di convenienza». Già, ma quali? Secondo il legale di Pistoia, l’imputato non avrebbe dovuto essere giudicato dallo stesso giudice che nel giugno del 2014 s’era pronunciato – con sentenza di non luogo a procedere – nei confronti d’altri due giornalisti, Fabio Buonofiglio, 43 anni, di Corigliano Calabro, ed Emilio Vincenzo Panio, 52 anni, di Villapiana, i quali erano stati querelati da Pistoia per diffamazione a mezzo stampa proprio per essersi occupati delle vicende giudiziarie che coinvolgevano lo stesso Pistoia http://www.coriglianocalabro.it/index.php/notizie/85-cronaca/5052-fabio-pistoia-truffe-calunnie .

Dopo quella naturale, scontata sentenza di proscioglimento, Buonofiglio e Panio avevano pubblicamente espresso l’intenzione di querelare Pistoia per il reato di calunnia – ben più grave dell’inesistente lamentata diffamazione – cui però non hanno mai dato formale seguito. Nell’insistere sul motivo preliminare d’appello, il difensore di Pistoia nel proprio atto fa più volte riferimento a Buonofiglio e Panio, scrivendo che il giudice Grimaldi nella sentenza attraverso la quale ha condannato Pistoia «attribuiva all’imputato “capacità affabulatoria e manipolatoria” come avevano già fatto in precedenza i due giornalisti mandati assolti».

Secondo l’avvocato Pizza, insomma, la condanna di Pistoia per la maxitruffa sarebbe una sentenza scritta dai due giornalisti Buonofiglio e Panio, e non dal giudice Grimaldi!              

 

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