Dentro al “palazzo dei sospetti”, ma lontano dai riflettori. Piuttosto, i riflettori sono proprio loro ad averli puntati sul palazzo e nel palazzo, e sono loro stessi a puntarli, di volta in volta, sui volti di quanti, tra amministratori, funzionari ed impiegati, sono da loro convocati per essere interrogati. Già, perché ad essere sentiti dai tre commissari che compongono la Commissione d’accesso agli atti del Comune di Corigliano Calabro – il viceprefetto Filippo Romano, il dirigente in quiescenza del Ministero dell’Interno Antonio Scozzese ed il sottotenente della Guardia di Finanza Giulio Tavanzo – inviata a Palazzo Garopoli lo scorso 7 marzo dal prefetto di Cosenza Gianfranco Tomao al fine d’accertare eventuali infiltrazioni di tipo mafioso nella gestione amministrativa dell’ente, è già toccato a diversi.

E, in taluni casi, si sarebbe trattato di veri e propri interrogatori, proprio nello stile della polizia giudiziaria. I commissari, inoltre, hanno preso in consegna una consistente mole d’atti prodotti da parte dei vari uffici comunali, che stanno “incrociando” con alcune risultanze d’indagini tuttora in corso tanto presso la Procura di Castrovillari quanto presso la Procura distrettuale antimafia di Catanzaro. S’indaga insomma, e lo si fa dall’interno del “palazzaccio” coriglianese finito nuovamente nell’occhio del ciclone a distanza di pochi anni dal primo scioglimento degli organi elettivi per infiltrazioni di ‘ndrangheta decretato nel 2011 dall’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

E in tale contesto investigativo le notizie dell’ultima ora fanno emergere la convocazione d’un personaggio che da tempo non “abita” più nel “palazzaccio”. Ma che v’ha “abitato” e che in un passato abbastanza recente – proprio quello dell’amministrazione retta dal sindaco Giuseppe Geraci la cui attività amministrativa e di controllo è ora “sotto esame antimafia” – ne ha conosciuto bene gli altri inquilini. Il personaggio in questione è l’ex responsabile del Settore finanziario del Comune nominato dal sindaco Geraci con contratto di consulenza esterna e in seguito “promosso” dallo stesso primo cittadino nel ruolo politico d’assessore al Bilancio, Programmazione economico-finanziaria e Tributi, e successivamente ancora sorprendentemente ed inspiegabilmente “cacciato”.

Sì, proprio quell’Enzo Claudio Gaspare Siinardi (nella foto a sinistra) divenuto la serpe in seno di Geraci e della sua amministrazione per gli scontri sotterranei e meno sotterranei che il suo modo d’amministrare provocava. Scontri spesso “diretti”. Come quello che gli costò la “cacciata”, vale a dire quello con l’attuale segretario generale del Comune, Salvatore Bellucci (nella foto a destra). Il quale – considerata la mole di denunce pubbliche e meno pubbliche prodotta nei mesi passati da parte di Siinardi e molto spesso proprio lui riferite – quando l’ex assessore rivarcherà la soglia del “palazzaccio” per recarsi nell’ufficio della Commissione d’accesso avrà certamente da tremare…      

 

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