«Ve ne dovete andare da Corigliano!». Si sono espressi di sicuro in curghianisi. Ma l’ordine, imperativo, perentorio, è stato quello che dà un senso compiuto a queste sei parole pronunciate in italiano. Ed è proprio tale “invito” a sloggiare che sarebbe alla base delle “spedizioni punitive” su cui stanno indagando, nel più assoluto ed impenetrabile riserbo, i carabinieri della locale Compagnia.

Già, perché nel centro storico di Corigliano Calabro (foto) qualche storico boss di ‘ndrangheta avrebbe intenzioni “serie”. Lì, insomma, non si può “scherzare” più. E, soprattutto, non si può scherzare col fuoco. E scherzare vuol dire far di testa propria e non rispettare le “regole” tramandate da chi “comanda”. Per esempio decidere d’andare a rubare senza essere “autorizzati” o, peggio ancora, compiere piccole estorsioni oppure ancora peggio aprirsi il proprio autonomo “giro” di spaccio di droga. Nossignori.

Sarebbero queste, dunque, le “ragioni” sottese ai gravi ed inquietanti episodi di cronaca che si sarebbero registrati tra le giornate di mercoledì e ieri nel centro storico coriglianese, dove due personaggi a quanto pare dediti alla criminalità comune sarebbero stati fatti oggetto d’inaudita violenza fisica da parte di due bande. Probabilmente una sola e la medesima, rimasta ignota dal momento che avrebbe agito travisata da maschere del tipo di quelle che s’usano a Carnevale per picchiarli e pestarli selvaggiamente ed a sangue con l’uso di mazze di legno e di spranghe metalliche. Due spedizioni punitive in piena regola dunque, pianificate e ben organizzate nei confronti dei recalcitranti ad andarsene da Corigliano. Cui pare deve aggiungersene una terza, che avrebbe avuto come vittima un soggetto di nazionalità rumena, probabile sodale dei due piccoli pregiudicati del luogo.

Non vi sarebbe alcun dubbio sulla matrice delle azioni punitive, riconducibile alla criminalità “superiore”, quella organizzata. Chi “comanda” in centro storico, poi, sarebbe rimasto legato alla tradizionale “linea di continuità” criminale coriglianese, quella che in termini di ‘ndrangheta tradizionalmente riconosce e si riconosce in “quelli di Cirò” e non intende spostare il proprio “orizzonte”, come in questi anni avrebbero fatto altri e d’altre zone coriglianesi, verso la più vicina Cassano Jonio. Ma quest’è tutt’altro discorso…                  

 

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