Cosa lega le attività “imprenditoriali” illecite d’un potentissimo locale di ‘ndrangheta qual è quello di Cutro, in provincia di Crotone, al porto di Corigliano Calabro (foto)Già, perché c’è uno scenario inquietante quanto incomprensibile tra le pieghe della maxi-inchiesta “’Ndrangames” condotta dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Potenza contro le ritenute consorterie criminali dei Grande Aracri, di Cutro appunto, e Martorano, del capoluogo lucano, che nei giorni scorsi ha visto l’esecuzione d’una ordinanza applicativa di misure cautelari nei confronti d’una ventina di persone.

Sì, perché dalle carte giudiziarie emerge che il presunto superboss di Cutro, Nicolino Grande Aracri, volesse illecitamente infiltrarsi nel grande business dell’energia eolica in Basilicata, passando proprio per la grande infrastruttura portuale di Corigliano Calabro. Dove poteva “contare” su qualcuno. Vediamo. Carte giudiziarie che s’incrociano e si riscontrano le une con le altre. Alcuni atti dell’inchiesta “’Ndrangames” s’intrecciano infatti con quelle d’un’altra maxi-inchiesta, denominata “Kyterion” e condotta dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. E qui si parla di pale eoliche, pale della lunghezza di 70-80 metri, e della necessità di farle giungere via mare in un porto della Basilicata, facendone poi proseguire su strada il trasporto fino a Potenza.

Ecco qualche stralcio delle intercettazioni ambientali che “riprendono” in viva voce il ritenuto capo del locale di Cutro durante i summit nella sua tavernetta: «Il porto più vicino è Metaponto? È un casino allora». Gli fa eco Donato Lorusso, in quel frangente “ambasciatore” del ritenuto boss lucano Dorino Rocco Stefanutti: «Dopo, Maratea è un po’ più lontano». Il porto era un «casino» perché «dobbiamo portare le pale». Un altro interlocutore di Grande Aracri, Giuseppe Arcieri, ricorda che c’è pure Taranto, ma le voci s’accavallano. E Grande Aracri spiega: «Là ci vuole una nave… allora dobbiamo fare scalare a Corigliano. Da Corigliano gli facciamo fare la strada di Matera… Potenza… Taranto è troppo lontano». Il presunto superboss di Cutro ricorda che «Ci sono pale che sono 70, 80 metri» e Lorusso aggiunge che costano un milione d’euro cadauna. «Le fanno in Germania… però in Italia abbiamo i motori» spiega ancora il presunto boss da profondo conoscitore della materia. E quando il cognato, Francesco Mauro, ritenuto uno dei suoi più stretti collaboratori, chiede se «Sono venuti dall Germania a Crotone?», Grande Aracri risponde «Sì». Ma il locale di Cutro trafficava da tempo sull’eolico se Mauro ricordava che «L’altro ieri» per un’errata manovra, un mezzo che trasportava una pala aveva creato intralcio alla circolazione stradale. E Grande Aracri aggiunge altri particolari: «Queste le ho fatte scaricare io, le pale… perché dovevano andare a Rossano… a Corigliano no a Rossano… siccome c’era… c’era una carogna nel porto… che adesso lo stiamo escludendo… e questi si spaventano». Ma quella “carogna” Grande Aracri l’avrebbe poi affrontata così: «Tu non ti preoccupare che ‘mò ci parlo io… e gli faccio una proposta che non può rifiutare… gli ho detto: senti un poco…qua se non scarichiamo le pale…». E il problema si sarebbe risolto. «E qual è il problema? Di pale qua ne scarichiamo quante volete». Lorusso si lascia andare ad una fragorosa risata. «E sono venuti a pregarci», aggiunge il presunto superboss di Cutro che fa offerte che non si possono rifiutare.

Già. Ma a chi? Si riferiva a qualche boss locale che vanta potere occulto tra le banchine del grande porto di Corigliano Calabro, oppure la “carogna” addomesticata da Grande Aracri a suon d’offerte che non si possono rifiutare (denaro s’intende…) è qualche ipotetico corrotto rappresentante dello Stato all’interno dell’importante infrastruttura? Ora è su questo terreno che i magistrati delle due procure distrettuali antimafia vogliono scavare…                           

 

 

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