È tornato ad aleggiare, nel Municipio di Corigliano Calabro, il sospetto della mafiosità. Martedì 7 marzo scorso, com’è noto, a Palazzo Garopoli s’è insediata la Commissione d’accesso agli atti del Comune nominata dal prefetto di Cosenza, Gianfranco Tomao, su delega del ministro dell’Interno, Marco Minniti. A meno di sei anni dallo scioglimento del giugno 2011 per infiltrazioni della criminalità organizzata negli organi elettivi dell’ente, dunque, il rischio è che da qui ai prossimi mesi il Comune potrebbe essere nuovamente commissariato per un’ipotizzata pervasività di poteri criminali, riconducibili alla ‘ndrangheta locale, nella sua gestione amministrativa.

Giovedì 16 s’è tenuta una programmata seduta del Consiglio comunale (foto), il cui dibattito non poteva non tener conto del fatto, o meglio del fattaccio. In apertura la relativa comunicazione del sindaco, Giuseppe Geraci, il quale ha esternato la propria amarezza per l’approdo in municipio della seconda Commissione d’accesso agli atti amministrativi della sua storia, invitando il Consiglio a proseguire con serenità l’attività amministrativa ad esso deputata, così com’è intenzione dell’amministrazione da lui stesso diretta di proseguire con serenità il proprio mandato esecutivo. Poi il dibattito, piuttosto sterile, durante il quale alcuni consiglieri tanto di minoranza quanto della maggioranza che sostiene l’amministrazione Geraci, hanno espresso costernazione per l’arrivo della Commissione d’accesso condividendo l’amarezza del sindaco.

Così, in una seduta consiliare come di consueto deserta di pubblico per la disaffezione oramai divenuta cronica verso le istituzioni e la politica da parte dei cittadini coriglianesi, un civico consesso sospettato di mafiosità ha approvato soltanto due punti “urgenti” posti all’ordine dei lavori tra cui nientepocodimenochè l’adesione del Comune alla manifestazione nazionale antimafia organizzata da don Luigi Ciotti e dalle associazioni che gravitano intorno alla sua “Libera” prevista per martedì 21 marzo prossimo a Locri!

Per il resto, in questi giorni, a parte qualche eccezione, soltanto silenzio, tanto dal mondo istituzionale quanto da quello politico. Fanno riflettere i toni seriosi, ma alla prova dei fatti tragicomicamente sorridere i contenuti della nota trasmessa alla stampa dal Partito democratico fuori tempo massimo, come da consuetudine dello stesso Pd che persevera nella politica degli slogan cui in questi anni non ha dato alcun seguito quanto ad iniziativa politica per «liberare Corigliano – come afferma – dagli affaristi e dall’illegalità». Già, perché vien da domandarsi quali denunce vere e non la solita e nota fuffa politica abbiano prodotto il Pd ed i suoi attuali consiglieri comunali almeno a partire dallo scioglimento del Consiglio comunale del 2011 fino all’arrivo in questi giorni della seconda Commissione d’accesso. Considerato che a Corigliano Calabro affarismi ed illegalità sprigionano per l’intero anno e da troppi anni ormai un aroma ancora più inebriante di quello che sprigionano le zagare nel periodo della fioritura agrumaria, (pure) il Pd fa ancora in tempo a «liberare».

V’è poi la nota del segretario comprensoriale della Funzione pubblica del sindacato Cgil, Vincenzo Casciaro – del quale è da tempo risaputa l’ambizione politica in relazione ad un’ipotetica futura candidatura a sindaco di Corigliano – il quale mette in guardia tutti dal “puntare l’indice” contro i dipendenti comunali, in un calderone di sospetti in cui, piaccia o meno a Casciaro, molti dipendenti e funzionari comunali si portano dietro oramai da tempo l’etichetta dei “chiacchierati”.

Già, perché proprio a tale ultimo proposito, un’indiscrezione d’ottima fonte rimbalzataci in redazione c’indica la figura d’un “pentito” – sì, avete letto bene – in forza proprio alla cosiddetta “macchina comunale”. Che nei mesi scorsi avrebbe fatto la spola tra Palazzo Garopoli, la Procura di Castrovillari, la Procura distrettuale antimafia di Catanzaro e la Prefettura di Cosenza propalando (mis)fatti. Ed accusando persone. Si tratterebbe d’uno storico funzionario comunale. Che potrebbe aver deciso di giocarsi la carta del “pentitismo” – e quando s’usa questo termine, piaccia o meno, si parla di mafiosità – tanto per crearsi un proprio “salvacondotto” quanto per consumare delle vendette personali all’interno del “palazzo dei sospetti”, tanto sul piano politico quanto su quello lavorativo. In un contesto in cui stavano già “maturando” le condizioni che hanno infine determinato il prefetto ad inviare in Comune la Commissione d’accesso agli atti.

Da ultimo – finora – v’è l’ennesima nota dell’ex. L’aggettivo è l’etichetta per antonomasia di Enzo Claudio Gaspare Siinardi, ex – appunto – responsabile del Settore finanziario del Comune (con contratto di consulenza esterna) ed ex assessore allo stesso ramo, dapprima voluto e poi defenestrato dal sindaco Geraci e per questo divenuto giocoforza oppositore e in predicato d’una ipotetica futura candidatura a sindaco. Ad ogni buon conto, le denunce di presunte irregolarità amministrative che da circa un anno in qua Siinardi mette nero su bianco risultano piuttosto convincenti, ma l’approdo in Comune della Commissione d’accesso prefettizia trae certamente origine da segreti molto più inconfessabili e molti dei quali – forse – mai confessati…         

 

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