Verosimilmente nel prossimo mese di giugno, i cittadini-elettori di Corigliano Calabro e di Rossano saremo chiamati ad esprimere il nostro consenso o il nostro dissenso sulla proposta di fusione istituzionale ed amministrativa dei nostri rispettivi due Comuni in un unico Comune. Al netto d’ogni tipo di tecnicismo giuridico e finanziario, delle eventuali simpatie od antipatie politiche e/o personali nei confronti dei propugnatori più esposti e finanche degli anacronistici campanilismi da straccioni che la questione sta già infiammando, tale proposta richiama, in modo naturale, alcune banalissime battute.

Battute amare, capaci di fare riflettere e che, a ben vedere, tanto banali poi non sono. Già, perché serve a poco prendere aerei (da Lamezia Terme) e girare il mondo, se con la testa non s’è capaci d’oltrepassare quel ponte che sulla Strada statale 106 sovrasta quel torrente in secca dal nome Cino, capace soltanto in caso d’alluvioni (e l’hanno vista piuttosto di recente una disastrosa alluvione i coriglianesi ed i rossanesi).

Corigliano Calabro è oggi ridotta alla stregua d’una pezza – altro che ciò che vanno male spacciando gli attuali amministratori comunali – per una serie di cause e di concause che vedono responsabile ogni singolo residente, nessuno escluso, fino ai livelli più alti della sua pessima classe dirigente (intellettuali, professionisti imprenditori e politici). Rossano altrettanto, per le stesse cause e concause e per gli stessi responsabili. Inutile fare la solfa relativa alla disamina di cosa e di quanto Corigliano da una parte e Rossano dall’altra abbiano perduto negli anni, in particolare in quelli più recenti, perché lo sappiamo già, lo sappiamo tutti e tra noi ce lo ricordiamo quotidianamente continuando a piangerci inutilmente addosso. Allora, se vogliamo continuare a farci collettivamente del male, fatelo voi. Per noialtri, infatti, la fusione Corigliano-Rossano è prima d’ogni altra cosa un’opportunità di riscatto sociale collettivo per i cittadini di questa terra, e, speriamo, alla lunga pure politico, attraverso un rinnovo di mentalità della sua classe dirigente e al netto d’ogni tipo di rinnovo (finora del tutto inutile) generazionale. Prendiamo in prestito una battuta che proprio su tale argomento spesso usa fare un nostro collega ed amico: vogliamo continuare ad andare in giro per la provincia, per la regione e per la nazione col cappello in mano, oppure vogliamo finalmente imboccare una strada positiva che dovremmo essere capaci di rendere giusta per tutti? Noi speriamo nella seconda di tali ipotesi, anche e soprattutto perché la prima non è affatto un’ipotesi ma un’amara certezza.

Lo scriviamo di questi tempi che sono più che sospetti, che sono bui, e nei quali sempre più frequentemente dobbiamo “emigrare” a tanti chilometri ma rimanendo in…Calabria per ragioni di salute, spesso in estrema emergenza ed a volte lasciandoci la pelle. Siamo dei veri pezzenti in sanità, ma siamo talmente assuefatti a farci infinocchiare da chiamarlo pure noi all’inglese quell’unico lazzaretto diviso tra Corigliano e Rossano: “Spoke” un cazzo! Nella nostra colpevole inerzia hanno preso quel che c’era – non era tanto ma c’era – perché “tanto stiamo per costruirvene uno nuovo e grande d’ospedale”. Già alla seconda conferenza stampa di presentazione del progetto, due lustri fa, avrebbero dovuto trovare il popolo di Corigliano e di Rossano con in braccio i fucili. Ma hanno trovato servi e lacchè della politica locale ed i loro servetti della gleba a sbellicarsi le mani per loro, “bravi, tris!”. È da tempo scaduto il tempo perché i sindaci dei tempi di Corigliano e di Rossano s’incatenassero insieme a noi concittadini davanti al “Guido Compagna” ed al “Nicola Giannettasio”, e, simultaneamente, davanti ai residuati ambulatori sanitari di distretto fin quando non fosse venuto il ministro della Salute a sottoscrivere un articolato contratto sanitario pubblico impugnabile solo e soltanto davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Bastano queste ottantamila ragioni – una per ogni cittadino coriglianese o rossanese – in tema di sanità per capacitarci a fare “nostra” la fusione fottendocene per il momento degli eventuali retropensieri di quanti da tempo ce la stanno mettendo sotto il naso? Ci piacerebbe “allargare”, includendo Cassano e l’Alto Jonio? Siamo i primi cui piacerebbe, e crediamo nessuno voglia escludere alcuno per rendere la Sibaritide – o Sibari che dir si voglia – dal Basso all’Alto Jonio, uno stato libero rispetto ai tanti attuali piccoli feudi. Ciò, però, non annacqui l’attuale approdo referendario della proposta di fusione Corigliano-Rossano.

Ci siamo riferiti volutamente solo e soltanto alla sanità, che riteniamo la questione di gran lunga più importante d’ogni altra, ma le questioni, lo sappiamo tutti, sono tante e tali. E abbiamo volutamente usato un titolo e una foto tanto equivoci quanto farlocchi, altrimenti crediamo proprio non ci avreste letto fin qui…  

 

 

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