Parafrasiamola. Ma rovesciamo il concetto in chiave veritiera. Perché – si sa – Corigliano Calabro è un luogo orripilante retto da una cricca d’inetti e bugiardi patentati. Corigliano continua ad essere distrutta ed offesa dall’azione ormai insostenibile della disastr-amministrazione della cricca capeggiata dal sedicente sindaco Giuseppe Geraci.

Già. Ma cosa s’aspettavano costoro dopo i disastri combinati dal giugno del 2013 in poi e continuati con l’avere lasciato mezzo paese senz’acqua da oltre una settimana in qua, giorni di Natale e Santo Stefano compresi? Omaggi floreali e confetti? Crediamo sia loro andata oltremodo bene, come al solito, perché i coriglianesi sono storicamente per nulla avvezzi a menare le mani laddove vanno menate.

E, come al solito, invece d’andare a prendere a schiaffi, pugni e calci quanti vanno presi a schiaffi, pugni e calci, come al solito sono andati a devastare gli arredi urbani e ad incendiare i cassonetti della spazzatura. Perciò non meritano alcun plauso. Sì, perché continuano ad offrire assist a quella stessa cricca di svergognati che esprime «amarezza per le critiche ingiuste ed incomprensibili che rispetto a queste forme di odio contro la città vengono assurdamente rivolte all’esecutivo anziché ai responsabili, con continui commenti polemici e strumentali all’indirizzo dell’esecutivo. Tutto ciò è assurdo e rappresenta anche l’unità di misura del clima di inciviltà diffusa che è nostro dovere morale prima che politico contrastare senza mezzi termini».

Una cricca che non capisce – o meglio, che fa finta di non capire – un concetto banalissimo, “terra terra” come essa stessa. Vale a dire che in un paese civile – e sottolineiamo più volte l’aggettivo civile – la popolazione rimasta senz’acqua a Natale avrebbe linciato i responsabili andandoli a cercare sotto casa uno ad uno.

Ma Corigliano Calabro non è un paese civile. E la cricca lo sa tanto bene da metterlo come di consueto vittimisticamente nero su bianco per gli ennesimi atti di vandalismo, divenuti da tempo cronici. Perché cronica è l’insofferenza sociale verso la cricca Geraci. Siamo pronti a scommettere che se la cricca sgomberasse il primo giorno utile – domani – gl’incivili di Corigliano Calabro deporrebbero immediatamente le armi. Ma è inutile lanciare tale appello alla svergognata cricca. Che, se volesse veramente bene al suo paese ed alla sua popolazione, se ne andrebbe senza clamore, in silenzio, nottetempo, magari invocando asilo da qualche parte del mondo…    

 

 

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