No, noi non ci associamo affatto all’ipocrita coro di solidarietà e marchette di queste ore nei confronti di rappresentanti politico-istituzionali del Comune di Rossano e della Regione Calabria fatti oggetto di vibrante protesta popolare sfociata pure in atti di violenza.

Abbiamo letto e maldigerito i soliti triti e ritriti comunicati stampa dei vari personaggetti da avanspettacolo che amministrano o che hanno amministrato o che rappresentano Rossano (ed anche la vicina Corigliano) ed il loro tragicomico bla bla bla sul rispetto verso le Istituzioni. Che di rispetto – sic stantibus rebus – non ne meritano affatto. Dobbiamo scrivere che ci dispiace per gli atti di vandalismo contro le autovetture di qualche rappresentante istituzionale e/o servo di partito? Sì, ovviamente ci dispiace. Però – egregi politicanti e sindacalisti dei nostri… stivaletti – quando vi sentiamo vittimisticamente sproloquiare d’attentati intimidatori nei vostri confronti vi confessiamo che la tentazione e la voglia d’imbracciare qualche oggetto atto ad offendere cose e persone anziché battere su questa tastiera viene pure a noi, e forte.

Ben altro (ed alto) contesto – ce ne rendiamo ben conto – ma ci vengono in mente le immagini della tarda primavera del 1992 nella cattedrale di Palermo, quando durante i solenni funerali del magistrato Giovanni Falcone e degli altri che morirono con lui il popolo alzò le mani e volarono schiaffi e pugni sulle nuche dell’allora capo della Polizia e del ministro dell’Interno. Le Istituzioni – si sospettava forte allora ed oggi si sa con assoluta certezza storica – trattarono con Cosa nostra vendendosi prima Falcone e subito dopo l’altro grande magistrato, Paolo Borsellino, entrambi ed insieme impegnati proprio nella lotta alla mafia del cosiddetto “terzo livello”, vale a dire quella che trattava da pari a pari con uno stato suo alter ego.

Torniamo ai fatti di cAsa nostra. E ci torniamo con una domanda. Retorica tanto quanto la retorica dei politicanti nostrani circa il rispetto delle Istituzioni e tutto il loro blaterare di contorno. A chi dovevano e devono rispondere queste Istituzioni che pretenderebbero rispetto e che dopo l’agitata serata di martedì ed il loro istantaneo atteggiarsi a scandalizzate ed intimidite (sic!) della situazione, oggi meritano pure una corale pernacchia? La risposta è una ed una soltanto: devono rispondere al popolo. Ed il popolo le ha malamente contestate. Ed il popolo che protesta non fa populismo – come hanno scritto e detto i politicanti con la matricola più autorevole quanto ad avanspettacolo – ma rivendica i propri sacrosanti diritti. Venduti e svenduti proprio da parte delle Istituzioni. Come la sanità territoriale, oggetto della protesta di martedì sera nella piazza antistante il Municipio rossanese e nella stessa sala del Consiglio comunale la cui seduta è stata fatta saltare per incompatibilità ambientale tra il popolo e le Istituzioni rappresentative (?!).

Processi giudiziari, referendum istituzionali e costituzionali ed elezioni ad ogni livello smarcano Marx e la religione per diventare essi l’oppio dei popoli. Ed ai popoli – ed al nostro popolo – non resta che la piazza. Nella sacralità del solco indelebilmente tracciato nella storia degli uomini dalla Rivoluzione francese. E quando l’onda s’ingrosserà – dieci, cento, mille Rossano nell’intera Sibaritide! – gli sgamati politicanti locali non riusciranno a fermare il furore del popolo. Ne siamo certi.                  

 

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