Un fenomeno da baraccone. Non sapremmo come altrimenti definire il sindaco di Corigliano Calabro, Giuseppe Geraci, il quale continua ad ululare vittimisticamente contro l’innegabile, evidente, imperante barbarie che indomita, imperterrita ed impunita sta interessando questo grosso paese colabrodo con atti di vandalismo contro qualsivoglia bene pubblico, parchi, pali e quadri elettrici dell’illuminazione urbana, edifici scolastici, monumenti, arredo urbano e chi più ne ha più ne metta.

Fa specie leggere le “grida” dell’ufficio stampa d’un sindaco che continua a dare notizia dei vari fatti vandalici che si susseguono a cadenza oramai quotidiana.
 Eccone l’ultima della serie: «Corigliano – ribadisce il primo cittadino – è ormai preda di barbari che hanno dichiarato guerra aperta al patrimonio pubblico di tutti ed al diritto alla serenità della cittadinanza. Purtroppo non siamo in grado – continua – di fronteggiare adeguatamente questa escalation di violenza incivile rispetto alla quale invochiamo ancora una volta la reazione massima da parte della società civile. Non riteniamo di esagerare – conclude Geraci – ritenendo necessario anche il sostegno dell’esercito per garantire, insieme a tutte le altre forze dell’ordine, più sicurezza e preservare la fruibilità di spazi e servizi pubblici».


Un primo cittadino che spara corbellerie come quella dell’esercito a Corigliano Calabro proprio non si può sentire. Ha seguito, ha letto Geraci del recentissimo “braccio di ferro” tra il sindaco ed il prefetto di Milano? Null’affatto crediamo, anche se alla fine, proprio qualche giorno fa, il primo cittadino milanese è riuscito a “strappare” al Governo l’invio di 150 militari per fronteggiare la forte ondata di criminalità e violenza che sta interessando alcuni quartieri degradati. E parliamo di Milano, dove ogni quartiere ha più o meno la stessa popolazione residente nell’intero Comune di Corigliano Calabro. E parliamo che in quel clima di violenza criminale c’è scappato pure qualche morto ammazzato.

A Corigliano Calabro il degrado sociale causa del vandalismo contro il patrimonio pubblico non si combatte né si batte con le camionette dell’esercito. Qui c’è bisogno d’esempi di cultura proprio da parte del Comune. E, in particolare, di cultura del bene comune. Non di uomini in divisa. Perché la presenza dei soldati utilizzati come spaventadelinquenti non argina la recrudescenza criminale, ma agisce – nella migliore delle ipotesi – sui suoi effetti. Senza però eliminarne le cause. Al massimo può sortire un effetto placebo, risolvendosi come un’operazione di facciata. Che non risana le tante evidenti ferite aperte che interessano Corigliano Calabro, ovvero le sacche di degrado sociale abbandonate da tempo ad esse stesse e lasciate prosperare fino alla loro degenerazione.

Corigliano Calabro non è il paradiso, ma neppure quell’inferno che il sindaco Geraci, per ragioni strumentali dettate dalla propria impotenza e dalla propria incapacità, politiche ed amministrative, vuole dipingere. Sì, proprio così. Perché mal si conciliano queste “grida” dell’ufficio stampa di Geraci con le tante altre che esaltano una “primavera culturale cittadina” che vedono solo e soltanto Geraci ed i propri quattro accoliti ogni qualvolta a Corigliano Calabro si tiene qualche appuntamento organizzato o patrocinato dal Comune, spesso di bassissima lega. Ci chiediamo se il sindaco Geraci abbia almeno soltanto visto, mesi addietro, il film per la tv “Il sindaco pescatore” trasmesso dalla Rai, scritto e sceneggiato sulla storia vera del sindaco di Pollica, in provincia di Salerno, quell’Angelo Vassallo ucciso dalla camorra, forse dalla ‘ndrangheta. Quel sindaco che, da umile ed onesto pescatore, quando una volta eletto entrò in Municipio trovò una situazione crediamo assolutamente non dissimile a quella che da anni stagna indisturbata all’interno di Palazzo Garopoli, il “palazzaccio” di Corigliano Calabro. E crediamo che il sindaco Geraci, il quale ricopre questa carica per la ben terza volta, non possa non conoscere – e bene – personaggi, fatti, circostanze, che si muovono e succedono tra quelle pareti. Un dato è assolutamente certo: vi sono dipendenti comunali attualmente sotto processo proprio per l’esercizio delle loro funzioni pubbliche da parte della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che sono stati addirittura citati e ringraziati in qualcheduna delle ultime “grida” diffuse dall’ufficio stampa di Geraci! Un sindaco che non ha mai denunciato alla magistratura o alle forze dell’ordine un fatto facendone nomi e cognomi, mai segnalato un solo sospetto. Solo e soltanto qualche denuncia contro ignoti. Quelle denunce dinanzi alle quali la prima pernacchia te la fa l’appuntato che te la scrive per trasmetterla in Procura. Eppure tra i corridoi del “palazzaccio” ogni qualvolta succede qualcosa – e ne succedono di cose a Corigliano Calabro – si sussurrano nomi, cognomi e sopprannomi che puntualmente diventano argomento di discussione su ogni risma di marciapiede. Mentre il sindaco Geraci continua a indossare i panni della vergine che non vuole scoprire come a Corigliano Calabro funziona il mondo.

 

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