Quando ordinavano qualcosa – e quel “qualcosa” erano ingentissime partite di cocaina – esordivano sempre con l’avverbio «gentilmente». Sicuri che i loro sofisticatissimi telefoni cellulari Blackberry, coi quali comunicavano e da cui mandavano messaggi di testo sempre con un linguaggio criptato, sarebbero stati invulnerabili. Da quell’avverbio il nome in codice dato alla maxioperazione antimafia – “Gentleman” – che il 16 febbraio del 2015 li aveva visti finire tra le sbarre.

il giudice per l’udienza preliminare distrettuale di Catanzaro, Assunta Maiore, ieri ha pronunciato la sentenza con rito abbreviato nei loro confronti, a fronte delle pesantissime richieste di condanna da parte del pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia, Saverio Vertuccio, per decine d’imputazioni che andavano dall’associazione a delinquere di stampo mafioso al traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

Quasi due secoli di carcere inflitti, che chiudono il cerchio del primo round giudiziario relativo al maxiblitz condotto da parte del Gruppo d’investigazione sulla criminalità organizzata (Gico) della Guardia di Finanza di Catanzaro e del suo Servizio centrale (Scico) di Roma, sotto le direttive della stessa Direzione distrettuale antimafia catanzarese, tra Cassano Jonio e Corigliano Calabro, finalizzata a stroncare un colossale traffico di droga su scala addirittura intercontinentale e che ha interessato l’intera Piana di Sibari.

Al centro dell’inchiesta il locale di ‘ndrangheta cosiddetto degli “zingari” di Cassano e Corigliano. Tra i condannati i nomi che spiccano per l’estrema gravità dei reati contestati sono quelli del 47enne Filippo Solimando (foto a sinistra) di Corigliano, ritenuto capo ‘ndrangheta e “mente” dell’organizzazione dedita al narcotraffico planetario, del 26enne Luigi Abbruzzese di Cassano – sfuggito alla cattura ed ancora e tuttora latitante – e del 43enne Salvatore Nino Ginese (foto a destra) di Corigliano. A Solimando e Ginese, il ministro della Giustizia Andrea Orlando, su richiesta dei magistrati della Dda catanzarese, aveva poi applicato il regime carcerario “duro” del 41-bis.


Tutti gl’imputati erano accusati, a vario titolo, d’avere condotto e partecipato ad un colossale traffico internazionale di sostanze stupefacenti con importazioni d’ingentissime partite di cocaina dall’Argentina e dal Paraguay, nel continente Sudamericano, dal Nord Europa, in particolare dall’Olanda e dalla Germania, e dall’Est Europa, in particolare dall’Albania. Ad alcuni di essi la Procura distrettuale contestava inoltre il reato d’associazione mafiosa, perché ritenuti i capi del locale di ‘ndrangheta cosiddetto degli “zingari”, che da Cassano Jonio e Corigliano Calabro domina criminalmente l’intera area jonica cosentina della Piana di Sibari spingendosi finanche oltre i confini della Calabria, nel Materano lucano. Si tratta proprio di Filippo Solimando, di Luigi Abruzzese e di Salvatore Nino Ginese, considerati non solo quali “promotori” dell’attività di narcotraffico su scala internazionale, ma pure le figure dirigenziali del locale degli “zingari”. Il “vertice”, insomma, dell’associazione ‘ndranghetista che da anni tiene banco criminale nel vastissimo e ricco comprensorio infiltratasi stabilmente nei tessuti economici d’ogni tipo di settore. Gl’imputati sono stati difesi da un nutrito collegio d’avvocati.

 

Le condanne

Assolti 

Paolo Summo e Giuseppe Celico (entrambi difesi dagli avvocati Giovanni ed Aldo Zagarese), Francesco Abbruzzese, Erminia Cerchiara, Zigur Hametaj, Cosimo Schiavelli, Gazmend Alliuz, Salvatore Castellino, Sergio Gallia, Lucrezia Germinario, Gregor Grembi, Francesco Megale, Ilir Ulquinaku, Arben Zelan. 

 

Errata corrige: Gerardo Schettino condannato a 10 anni – Salvatore Nino Ginese era difeso dagli avvocati Giovanni Zagarese e Pasquale Di Iacovo

 

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