V’è un personaggio nella scala del potere calabrese molto abile a destreggiarsi tra una giunta regionale e l’altra ma ad apparire poco, per strategia e perchè l’immagine non è il suo forte. Da qualche anno imperversa in tutta la Sibaritide, e vanta numerosi amici e soci tra Corigliano Calabro e Rossano.

Dotato dell’arguzia del contadino, come ama definirsi, è un instancabile lavoratore capace di reggere turni massacranti di lavoro, e se fosse soltanto per spirito di servizio vi sarebbe da premiarlo. Dalla propria roccaforte decide, in barba a tutte le liste di collocamento, l’assunzione di personale o l’assegnazione di lavori di lieve entità, o l’ideazione di bandi per lavori milionari. Dal suo ufficio, molto ben assistito giuridicamente, controlla e studia la cartografia completa di tutte le proprietà agricole della Sibaritide. Individuando con meticolosità certosina  quei terreni, compresi quelli di proprietà ecclesiastica, che poi diventeranno preda delle sue società attive in agricoltura, nelle energie alternative e nel turismo. Per eventuali concorrenti non v’è via di scampo. Ogni settimana passa qualche giorno tra Roma e Catanzaro. Quanti lo conoscono bene e sanno molto di lui spesso s’interrogano su come egli faccia a trovare il tempo per andare pure a scuola, dal momento che è pure professore anche se non si sa bene di che materia. Forse che il nostro abbia persino il dono dell’ubiquità? 

 

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