Conoscevo troppo poco Fausto Taverniti per potermi dilungare in uno di quegli epitaffi o coccodrilli troppo spesso ipocriti. Fausto era un collega adulto, bravo, brillante, che le belle circostanze della sua troppo breve vita hanno portato qui nella Sibaritide, a Corigliano Calabro in particolare, e a Vaccarizzo Albanese dove per un periodo aveva ricoperto la carica d’assessore alla Cultura.

Io l’ho conosciuto sin dai primi anni Duemila e con lui ho avuto modo di polemizzare più volte. Una, ricordo, in modo alacre. Ma sempre con eleganza. Perché Fausto era un uomo elegante, e l’eleganza ne richiama altrettanta. Confesso che non m’aspettavo affatto venisse alla prima presentazione del mio libro “‘Ndrangheta (ex) padrona”, nell’aprile del 2012, presso il Teatro comunale “Vincenzo Valente” di Corigliano Calabro. E vederlo seduto in prima fila m’ha fatto immensamente piacere. Un immenso piacere personale. Molto più del piacere professionale di veder prendere la parola sul mio lavoro giornalistico un giornalista importante, direttore della Rai Basilicata. Volevo dirti per una seconda ed ultima volta grazie, Fausto, grazie d’essere venuto. E soprattutto grazie della tua preziosa testimonianza nella nostra terra alla quale hai dato un contributo di crescita. Una testimonianza attraverso la quale, pure da te, ho imparato qualcosa.

 

 

 

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