Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto. No, non è (solo) il titolo del film di Elio Petri prodotto nel lontano 1970 e magistralmente interpretato da Gian Maria Volontè. Già, perché oggi come oggi potremmo riferirlo a quel servitore dello Stato entrato nell’occhio indiscreto d’altri servitori dello Stato per un comportamento troppo poco ortodosso, anzi per nulla, per uno che indossa una divisa.

Parliamo d’un carabiniere. Un sottufficiale della Benemerita. Un maresciallo in servizio presso la Compagnia dell’Arma di Corigliano Calabro. Un militare d’esperienza, navigato insomma. L’uomo di recente sarebbe stato denunciato alla Procura di Castrovillari, da parte dei propri superiori ufficiali, per avere omesso di trasmettere alla stessa Procura qualcosa come una quarantina di querele da lui verbalizzate o ratificate nel corso di diversi mesi.

Delle omissioni d’atti d’ufficio, gravissime. A causa delle quali decine di cittadini che s’erano rivolti ai carabinieri al fine d’ottenere giustizia per altrui comportamenti riconducibili ad ipotesi di reato, sarebbero rimasti, finora, con in mano un pugno di mosche. Sì, perché le loro querele non sarebbero mai arrivate sulle deputate scrivanie della Procura per l’apertura dei relativi fascicoli giudiziari.

Il delicatissimo presunto fatto delittuoso – che il procuratore Eugenio Facciolla non conferma né smentisce – circola da diversi giorni negli ambienti investigativi e giudiziari locali. Il maresciallo sul capo del quale pende una coltre di sospetti – a cominciare da torbide quanto inquietanti ipotesi di concussione o di estorsione – è tuttora in servizio. Sintomatico del fatto che l’indagine di cui si parla sarebbe allo stato embrionale.

Sullo sfondo resta la corale richiesta di giustizia da parte dei cittadini loro malgrado coinvolti nella presunta vicenda, in un contesto nel quale i cittadini in generale già subiscono il dato di fatto d’una giustizia che si muove a passo di tartaruga e che spesso s’arena… 

 

 

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