La “gestione” dei minori non accompagnati affidata dal sindaco Geraci all’associazione della Capalbo e di suo marito

Il dovuto rispetto verso la tragica morte del migrante appena diciassettenne Oumar Sangare, di nazionalità ivoriana, ha fatto passare in subordine ciò che oramai può considerarsi come il segreto di pulcinella nella Corigliano Calabro della malaccoglienza delle decine di cosiddetti minori non accompagnati sbarcati un paio di settimane fa nel porto cittadino. Vale a dire quello relativo alla loro “gestione” – parola bruttissima – o meglio, relativo alla disposizione firmata dal sindaco Giuseppe Geraci, affidatario per legge dei giovanissimi migranti, per la “gestione” degli stessi minori.

Una disposizione, quella del sindaco, che assegna – o meglio assegnava e vedremo perché – tale difficilissimo compito ad un’associazione di Morano Calabro, la “Marinella Bruno Onlus”, per un previsto rimborso spese non quantificato, ma già presentato al Comune da parte dell’associazione e pari a ben 26.400 euro! Già. Si tratta dell’associazione presieduta da Giuseppe Bruno. Presidente e marito dell’assessora comunale coriglianese Alessandra Francesca Capalbo la quale della stessa associazione è segretaria. Tutto in Giunta comunale e in famiglia, insomma.

La giovane assessoressa ha dunque adottato la berlusconiana “regola” del «ghe pensi mi» e il sindaco Geraci ha firmato la disposizione senza battere ciglio. È andata così. Ma la onlus moranese s’è rivelata fallimentare nel compito affidatole, disponendo di pochissimi operatori peraltro assolutamente incompetenti in materia di migranti, figurarsi di migranti minorenni. Lo sgarrupato carrozzone dell’“accoglienza” comunale messo in piedi presso il Palazzetto dello Sport di contrada Brillìa finora ha retto – si fa per dire perché uno dei ragazzini è morto annegato in mare – grazie al contributo determinante d’un gruppo di volontari sorto tra i cittadini di Corigliano in modo spontaneo ed all’uopo. Due giorni fa l’associazione dell’assessora Capalbo e del marito ha ceduto il passo, con ogni probabilità proprio a causa del serpeggiare nell’opinione pubblica della notizia relativa al palese conflitto d’interessi creato dall’amministrazione del sindaco Geraci. Non saremo noialtri a fare facile dietrologia su qualsivoglia ipotetico business. 

Doveroso, però, da parte nostra, riportare ciò che sostiene a proposito della “gestione” dei migranti minorenni nel Palazzetto dello Sport coriglianese l’associazione internazionale per la tutela dei minori “Child’s friends association”: 

«In Calabria, troppo spesso, si registrano irregolarità e violazioni di diritti minorili, già nella fase successiva alla prima accoglienza. I minori stranieri non accompagnati si trovano ad affrontare, senza alcuna protezione, una nuova situazione, in un altro Stato, di cui non conoscono la lingua, facilmente esposti a violazioni di diritti fondamentali, i quali vanno assolutamente garantiti come ha tempestivamente segnalato il Garante nazionale dell’infanzia Filomena Albano. Gli operatori che gestiscono la struttura d’accoglienza all’interno del palasport di Corigliano quali mezzi utilizzano per gestire il controllo ed assicurarne le cure cui hanno diritto i fanciulli? Il fanciullo morto, andato al mare, era accompagnato dall’operatore? Era stato sottoposto allo screening in sanità, accertate le sue condizioni vaccinali? S’era allontanato, coi suoi amici, volontariamente? La struttura ne era informata? I minori stranieri, anche irregolarmente soggiornanti sul territorio della Repubblica, sono titolari dei diritti consacrati nella Convenzione sui diritti del fanciullo del 1989, ratificata con la Legge n. 176/1991 ed i pubblici ufficiali, gl’incaricati di pubblico servizio, gli enti che svolgono attività d’assistenza (dunque i Comuni), sono responsabili per il collocamento del minore in un luogo sicuro: tra i minori stranieri non accompagnati rientrano anche i minori affidati, di fatto ad adulti, che non ne sono tutori o affidatari, in base ad un provvedimento formale, privi di rappresentanza legale, in base alla legge italiana. Gli enti, in forza dell’articolo 5 del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 535/1999, oltre a segnalare, alla Direzione generale dell’immigrazione e politiche d’integrazione, sono tenuti alle comunicazioni di legge alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni, al Giudice tutelare, per l’apertura della tutela, al Tribunale per i minorenni per l’adozione dei provvedimenti civili necessari in materia (affidamento etero familiare, ma anche, ove ricorrano le circostanze, provvedimenti ex art. 330 del Codice civile). Anche ai minori stranieri non accompagnati s’applica l’art. 430 del Codice civile, ai sensi del quale “quando il minore è moralmente o materialmente abbandonato o è allevato in luoghi insalubri o pericolosi, oppure da persone per negligenza, immoralità, ignoranza o per altri motivi incapaci di provvedere alla educazione di lui, la Pubblica Autorità, a mezzo degli organi di protezione dell’infanzia, lo colloca in luogo sicuro, sino a quando si possa provvedere in modo definitivo alla sua protezione”. Rientrano nella nozione di Pubblica Autorità gli organi di Polizia e quelli deputati all’assistenza dei minori e alla protezione dell’infanzia, tra cui il Garante regionale dell’infanzia. Nel caso in cui provvedano gli organi di Polizia, il collocamento deve avvenire, per mezzo degli organi di protezione dell’infanzia, che il legislatore individua nei servizi sociali, referenti privilegiati del minore. Il Garante dell’infanzia regionale, da parte sua, deve riferire le risultanze della sua attività sui casi alle Autorità, in primis, quelle giudiziarie minorili. È l’ente locale di prossimità ad essere competente, per la presa in carico dei minori stranieri non accompagnati e per la copertura dei relativi oneri d’accoglienza in virtù della Legge n. 238/2000. La norma conferisce ai Comuni il compito di realizzare i servizi socio-assistenziali, sia per minori italiani che stranieri, in accordo con i diversi enti interessati. Detta previsione è contemplata dal Decreto legislativo n. 112/1998 che all’art. 131 recita “Sono conferiti alle Regioni e agli enti locali tutte le funzioni e i compiti amministrativi nella materia dei “servizi sociali”. Gli enti locali sono chiamati, quindi, ad assicurare i diritti di cui è portatore il minore straniero non accompagnato secondo la normativa nazionale ed internazionale vigente, la regolarizzazione dello status giuridico del minore (altrimenti esposto ad una condizione di rischio e vulnerabilità), l’avvio graduale del minore verso l’autonomia e l’inclusione nel tessuto sociale del territorio. In Calabria, la Legge regionale n. 23/2003, purtroppo, non risulta ancora attuata, nonostante il preciso impegno del Governo regionale, e ciò determina un’assenza di garanzia per l’effettività dei diritti di cui è titolare la persona del minore. La suddetta legge all’art. 8 individua la realizzazione del sistema dei servizi, all’art. 10 dispone l’integrazione socio-sanitaria, e all’art. 13 definisce le funzioni dei comuni. Con riferimento all’art. 8, ancora oggi, la Regione Calabria, non ha predisposto, alcun quadro d’interventi. Nessun intervento è stato neanche fatto per realizzare l’integrazione socio sanitaria prevista dall’art. 10. Anche per l’art. 13, la Regione Calabria non è in linea col dato normativo; la Regione procede ai poteri sostitutivi, nei confronti dei Comuni, il cui uso postula l’inadempimento del titolare della funzione pubblica, cosa di cui, però, non vi e’ traccia. La Regione, straripando nei poteri, sottrae, da molti anni, agli enti locali, la titolarità di funzioni amministrative fondamentali, emanando atti illegittimi, con un’assenza di controllo sulle strutture di accoglienza dei minori. Inoltre, i servizi pubblici territoriali hanno l’obbligo di collaborare con il sistema giustizia, – in particolare col Tribunale per i minorenni, sia nei procedimenti civili che in quelli penali. La mancata esecuzione della Legge regionale n. 23/2003, unitamente alle cattive prassi, per l’uso distorto di determinati istituti giuridici, contribuisce, in Calabria, all’altissimo tasso di violazione di diritti minorili, da parte della Pubblica amministrazione». 

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