Di fronte a tre scatti come questi non vi sarebbe sindaco, assessore al verde pubblico, al decoro urbano (sic!) ed all’ambiente che non scomparirebbe dandosela a gambe per conto proprio dal paese oppure a calci e per conto terzi. Ma siamo nel pieno centro urbano di Corigliano Calabro, dove regnano amministratori inetti e vivono sudditi perennemente “a pecora” di fronte a costoro.

Piazza Sanseverino – il nome è d’un antico e nobile casato napoletano che fu feudatario di Corigliano Calabro come oggi lo sono il sindaco Giuseppe Geraci ed i suoi vassalli, valvassini e valvassori della peggiore risma – si trova nel pieno centro del popoloso Rione Madonna della Catena o “Gallo d’oro” che dir si voglia, allo Scalo. E la “villetta” comunale – come l’hanno battezzata nei primi anni Ottanta quanti per primi tra quelle aiuole hanno giocato e scorrazzato da bambini e che adesso vanno per la quarantina, oggi, mese ed anno del Signore giugno 2016, è ridotta ad un ammasso d’erbacce altissime che celano le palme oramai secche da un pezzo e qualche pericoloso rettile. Al suo interno, dove insistono le panchine ovviamente arrugginite, chi ha avuto il coraggio di ficcarvi il naso è stato accolto ed avvolto dal nauseabondo puzzo d’escrementi animali.

Solo intorno al perimetro della villetta quel minimo di “vita” datole dai residenti nelle palazzine circostanti che vi parcheggiano le loro autovetture. Come dire: «Io sono di Corigliano Calabro e del verde (pubblico) me ne fotto». E non solo di quello.

 

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