Al centro della maxi-inchiesta “Assegno facile” le figure di Domenico Martino e Giuseppe Lupo 

«Una cosa grossa»: così l’ha definita il capo della Procura di Castrovillari, Eugenio Facciolla, il quale ha presieduto, stamane, la conferenza stampa della Guardia di finanza del Gruppo di Sibari, diretto dal colonnello Sergio Rocco, in relazione all’inchiesta denominata “Easy Allowance 2”, letteralmente tradotto “assegno facile” e secondo troncone di un’articolatissima attività investigativa che aveva condotto, nell’ottobre dello scorso anno, all’emissione di 11 ordinanze di misure cautelari a carico d’altrettanti indagati ritenuti appartenenti ad un’associazione per delinquere finalizzata a truffare gl’istituti nazionali di previdenza e d’assicurazione sul lavoro, l’Inps e l’Inail, con basi criminali operative a Cassano Jonio e Corigliano Calabro.

Una maxindagine che oggi ha visto finire sotto sequestro i beni di ben 242 persone, tutte indagate, per un valore complessivo d’oltre 2 milioni d’euro.
 I decreti di sequestro preventivo ai fini della confisca obbligatoria anche per equivalente sono stati emessi dal Tribunale di Castrovillari su richiesta della Procura diretta da Facciolla. Si tratta d’indebiti beneficiari d’indennità d’accompagnamento, previdenziali ed assistenziali. La misura cautelare, rapportata all’indebito beneficio economico ottenuto, il cui valore ammonta ad oltre 2 milioni d’euro, ha riguardato beni mobili, immobili, disponibilità finanziarie e quote societarie nella disponibilità degl’indagati. Si tratta, in particolare, di 120 terreni, 83 unità abitative, 2 locali commerciali, 101 autovetture, 13 motoveicoli.

L’esecuzione delle misure cautelari di sequestro è stata caratterizzata da analitici, laboriosi e complessi accertamenti, anche di natura finanziaria e patrimoniale, che hanno consentito alle fiamme gialle di Sibari d’identificare tutti gli effettivi indebiti beneficiari delle indennità, d’individuare i singoli beni mobili ed immobili nonché le disponibilità finanziarie da sottoporre a sequestro.
 La fase esecutiva dei sequestri, espletata in tutt’Italia, è stata caratterizzata dall’esecuzione complessiva di 149 trascrizioni presso le conservatorie dei registri immobiliari, 74 trascrizioni presso i pubblici registri automobilistici, varie notifiche presso le camere di commercio; 350 sequestri presso banche ed uffici postali, oltre alle notifiche dei provvedimenti nei confronti d’ogni singolo indagato.


Già nell’ottobre dello scorso anno i finanzieri del Gruppo di Sibari avevano eseguito le prime 11 misure cautelari personali nei confronti di soggetti che attraverso la commissione d’una serie di delitti avevano percepito indebitamente, e consentito a terzi di percepire altrettanto indebitamente, le indennità pensionistiche, previdenziali ed assistenziali erogate dall’Inps di Castrovillari e dall’Inail di Napoli. I delitti perpetrati ai danni dell’Inps, relativi a ben 615 pratiche di pensione illegittime, sono stati caratterizzati dalla fittizia attribuzione ai soggetti indebiti beneficiari della qualità d’erede dell’avente diritto, e sono stati attuati attraverso la duplicazione d’una legittima e preesistente pratica di rate di pensioni maturate e non riscosse, con beneficiario ultimo artatamente dichiaratosi erede dell’avente diritto, dalla creazione di pratiche ex novo riguardanti soggetti deceduti dei quali non era stata mai accertata alcuna richiesta d’invalidità civile, dall’attribuzione della fittizia qualità d’erede universale attraverso la predisposizione ed utilizzo di falsi atti testamentari opportunamente inseriti nei relativi fascicoli cartacei, dal diretto inserimento dei dati nel sistema informatico dell’Inps senza la previa creazione d’una pratica cartacea.
 In tutte le condotte l’indebita erogazione delle indennità è stata ottenuta attraverso l’inserimento dei dati nel sistema telematico dell’Inps, avvenuto con l’utilizzo della matricola d’accesso dell’indagato principale, Domenico Martino, 47 anni, di Cassano Jonio, già responsabile dell’ufficio liquidazioni dello stesso ente pubblico e destinatario della misura cautelare in carcere.

Le condotte truffaldine risultano tutte precedute dalla strumentale falsificazione della documentazione attestante i requisiti legittimanti, rilevata a seguito d’accertamenti condotti dai finanzieri presso gli uffici anagrafe dei comuni interessati ove attraverso la documentazione acquisita è stata accertata l’insussistenza dei rapporti di parentela indicati nelle istanze nonché la falsità della certificazione prodotta a supporto, i distretti sanitari competenti ove attraverso l’esame dei verbali di visita medico legale collegiale è stata appurata l’inesistenza dello stato d’invalidità legittimante l’erogazione delle indennità, ovvero, qualora esistente, l’indicazione del relativo termine di decorrenza artatamente posticipato al fine d’ottenere l’erogazione d’una indennità maggiore di quella spettante, vari studi notarili ove è stata constatata l’inesistenza degli atti testamentari prodotti a corredo delle istanze d’erogazione delle indennità.


Con riferimento, invece, alle truffe scoperte ai danni dell’Inail relative alle indennità percepite da 22 operatori marittimi della marineria peschereccia di Schiavonea di Corigliano Calabro, anagraficamente inesistenti, la maggior parte d’esse è stata eseguita tramite la diretta immissione dei relativi dati nel sistema informatico dell’istituto in assenza di qualsivoglia documentazione giustificativa. Si tratta, in tal caso, di falsi certificati medici, falsi documenti d’identità ed estremi di conti correnti bancari on-line accesi tramite promotori finanziari autorizzati e riferiti a soggetti anagraficamente inesistenti, per la cui accensione sono stati utilizzati falsi documenti d’identità.
 L’inserimento di tali dati nel sistema informatico dell’Inail, necessario per consentire la liquidazione delle indennità e la loro successiva erogazione a favore dei soggetti indebiti beneficiari, è stata eseguita da un dipendente dello stesso istituto, Giuseppe Lupo, di 61 anni, napoletano e già addetto all’ufficio pensioni dello stesso ente, destinatario della misura cautelare degli arresti domiciliari.


Di fondamentale importanza si sono rivelati i complessi e paralleli accertamenti bancari svolti dai finanzieri, che hanno interessato circa 500 conti correnti, libretti a risparmio e mandati di pagamento, col conseguente interessamento d’oltre 30 istituti finanziari. L’analisi trasversale di tutta la relativa documentazione acquisita alle indagini, oltre a individuare gli effettivi indebiti beneficiari delle indennità, ha consentito, tra l’altro, di rilevare l’utilizzo da parte del sodalizio di 51 conti correnti bancari di fatto intestati a soggetti anagraficamente inesistenti ed utilizzati per incassare, veicolare e polverizzare i proventi derivanti dalle frodi con l’intento di rendere più difficoltosa la ricostruzione dell’effettivo flusso finanziario. 
L’intera attività investigativa ha consentito di denunciare alle competenti autorità giudiziarie 12 persone per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, 22 per concorso in truffa, 447 per falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico e concorso in truffa, l’esecuzione di 2 fermi d’indiziato di delitto nei confronti di due soggetti disposti dalla Procura di Castrovillari, 11 misure di custodia cautelari di cui una in carcere, quattro agli arresti domiciliari e sei con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, il sequestro preventivo di beni finalizzato alla confisca anche per equivalente fino alla concorrenza del valore complessivo di circa 7 milioni d’euro disposto dalle Procure di Castrovillari, Cosenza, Paola e Lamezia Terme, il sequestro conservativo di beni a carico dell’indagato principale fino alla concorrenza dell’importo complessivo di 4 milioni e mezzo d’euro disposto dalla Procura regionale della Corte dei Conti di Catanzaro.

A conclusione dell’inchiesta – ha informato il procuratore Facciolla – è stato richiesto il rinvio a giudizio d’oltre 350 persone.

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