Prescrizione abusiva di farmaci psicotropi. Alle prime luci dell’alba di oggi, i carabinieri della Compagnia di Rende, con la collaborazione dei colleghi delle compagnie di Cosenza e di San Marco Argentano, hanno eseguito un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali e di sequestro preventivo per equivalente emessa dal giudice per le indagini preliminari di Cosenza, Giusy Ferrucci, nell’ambito di un’inchiesta denominata “Fentanil”.

Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore di Cosenza Giuseppe Visconti, sono state condotte dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile di Rende. Agli arresti domiciliari sono finite due persone, mentre per altre otto è stata disposta la misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. La misura del sequestro preventivo per equivalente è stata invece disposta nei confronti di sei medici di base, uno dei quali originario di Corigliano Calabro: si tratta di Damiano Grispo, 59 anni, il quale a Bisignano attualmente ricopre pure la carica di vicesindaco.

L’inchiesta fa luce su una fervente attività di spaccio “non convenzionale” e prescrizione abusiva di farmaci psicotropi ad opera dei medici di base, e di truffa aggravata di tutti gl’indagati in danno del Servizio sanitario nazionale che ha ad oggetto farmaci psicotropi contenenti oppiacei. I farmaci maggiormente utilizzati, ma non i soli, quali sostitutivi delle sostanze stupefacenti, hanno il nome commerciale di: Durogesic prodotto dalla casa farmaceutica Janssen-Cilag, indicato nel trattamento del dolore cronico da cancro e del dolore ribelle che necessita di un’analgesia a base di sostanze oppiacee. Actiq prodotto dalla casa farmaceutica Dompè, indicato per il trattamento dei picchi di dolore acuto in pazienti già in terapia di mantenimento con un oppioide per il dolore cronico da cancro. Per picco di dolore acuto s’intende una esacerbazione transitoria del dolore che si ha in aggiunta al dolore persistente controllato.

L’attività investigativa ha preso le mosse da un episodio particolarmente grave ed allarmante, che ha visto inconsapevole vittima un bambino di due anni il 29 giugno del 2013, quando il piccolo giunse in gravi condizioni accompagnato dall’elisoccorso presso l’ospedale di Cosenza. I genitori riferirono ai sanitari ed ai militari della Stazione dei carabinieri di Bisignano, intervenuti sul posto, che il bambino aveva accidentalmente ingerito dei farmaci antidolorifici presenti in casa, ed in conseguenza di ciò aveva perso i sensi. Nell’abitazione dei genitori i militari rinvennero poi diverse dosi d’un farmaco avente composizione simile alla morfina, precisamente l’Actiq 1600. Il padre del bimbo, in preda ai sensi di colpa per le gravi condizioni del figlio, dichiarò spontaneamente agl’inquirenti di fare uso da tempo di quel farmaco in considerazione degli effetti fortemente allucinogeni, paragonabili agli oppiacei, che il medicinale provocava.

Le successive attività d’intercettazione e di pedinamento, corroborate da una rilevante attività d’acquisizione documentale effettuata presso i competenti uffici dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, ha permesso di ricostruire i contorni dell’intera vicenda. Al cui esito è emerso un vero e proprio traffico di farmaci a base di Fentanil, sostanza che produce effetti droganti del tutto sovrapponibili a quelli dati dalle sostanze stupefacenti a base di morfina. Questi medicinali sono stati illegittimamente prescritti a pazienti che non presentavano affatto le patologie per le quali il servizio sanitario nazionale li pone a disposizione dei cittadini.

In particolare i farmaci contenenti Fentanil, quali l’Actiq o il Durogesic, sono antidolorifici indicati per il trattamento del dolore cronico da cancro, da utilizzare solo in presenza di picchi di dolore acuto e in caso di dolore ribelle che necessiti di un’analgesia a base di sostanze oppiacee. Si tratta di farmaci per la terapia del dolore di pazienti terminali, soggetti a crisi di dolore acuto da sedare con morfino-farmaci. Lo smercio dei farmaci è stato attuato attraverso l’illecita prescrizione da parte di medici compiacenti, i quali, pur essendo perfettamente a conoscenza dell’uso fattone dai pazienti, che non presentavano patologie per le quali fosse necessaria una specifica terapia del dolore con oppiacei, ugualmente redigevano, su istigazione dei beneficiari, certificazioni false, in quanto attestanti condizioni patologiche non veritiere, e inducevano in errore il servizio sanitario nazionale che veniva indotto alla consegna di confezioni di medicinali a soggetti che non ne avevano diritto. I quali, essendo tossicodipendenti, li assumevano personalmente, oppure li rivendevano ad altri assuntori con un grave danno per il servizio sanitario nazionale stesso.

I farmaci psicotropi che i medici hanno prescritto agli spacciatori e tossicodipendenti sono interamente a carico del Servizio sanitario nazionale per via delle esenzioni cui hanno diritto gli acquirenti. Per quei soggetti che non hanno diritto a tali esenzioni il farmaco rimane a carico del servizio sanitario nazionale previo pagamento del ticket. Quindi l’attività illecita cristallizzata dall’inchiesta comprende le condotte tradizionali di spaccio di sostanze stupefacenti da parte degli spacciatori individuati, di prescrizione abusiva da parte dei medici che hanno prescritto tali farmaci agli spacciatori ed ai tossicodipendenti, e di truffa ai danni del Servizio sanitario nazionale che rimborsa il costo di tali farmaci.

Dal gennaio del 2011 al novembre del 2013 è stato accertato un ingentissimo quantitativo di prescrizioni operato dai medici indagati in favore di spacciatori e consumatori tossicodipendenti, con un danno ingente al Servizio sanitario nazionale. I medici hanno redatto quindi numerose prescrizioni mediche nelle quali attestavano falsamente che i loro pazienti avessero diritto all’erogazione di farmaci oppiacei, circostanza falsa nota al medico curante ed al paziente che lo istigava a commettere il falso. I sanitari avevano piena consapevolezza della natura dei farmaci prescritti; sapevano esattamente che si trattava di medicinali contenenti principio attivo stupefacente, prescrivibili solo in presenza di patologie che richiedessero la cura analgesica di dolore acuto. Essi, quindi, aderivano alle richieste dei pazienti tossicodipendenti, nella consapevolezza che il farmaco non era destinato alla cosiddetta “terapia del dolore”, ma a soddisfare illecitamente esigenze derivanti dallo stato di tossicodipendenza.

Deve desumersi, pertanto, la piena consapevolezza da parte dei medici dell’illiceità di questa pratica, atteso che eventuali terapie disintossicanti erano rimesse alle strutture specializzate dei “Sert” e all’utilizzo del metadone, non potendosi attuare la prescrizione abusiva di farmaci contenenti il principio attivo di Fentanil. Nonostante ciò i sanitari acconsentivano alle richieste dei loro pazienti a causa dell’insistenza di questi ultimi, spinti in parte dal desiderio di “aiutarli”, in parte dall’egoistica finalità di non perdere il paziente, che minacciava di rivolgersi ad altri medici più disponibili. 


 

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