Il 13 aprile 2015 i carabinieri della Compagnia di Corigliano arrestarono in flagranza di reato il pluripregiudicato sorvegliato speciale del luogo Pasqualino Veronese, per aver commesso ulteriori delitti durante la sottoposizione alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di non allontanarsi dal proprio Comune di residenza, così violando ripetutamente finanche le imposizioni e i divieti scaturenti dal suo status.

In particolare, nel corso di numerosi accertamenti e controlli, i carabinieri constatarono che il sorvegliato speciale l’11 febbraio 2015 era stato ripreso da alcune telecamere di videosorveglianza mentre scassinava, insieme ad altri tre pregiudicati, un’agenzia d’assicurazioni in Via Fontanelle di Corigliano. Il 23 dicembre 2014 veniva sorpreso in possesso d’una pistola calibro 9 con matricola abrasa mentre prendeva posto all’interno di un’autovettura insieme ad altri tre diversi pregiudicati, N.M, B.C., E.B. Il 24 marzo 2015 veniva sorpreso in compagnia d’altri tre pregiudicati, S.G.B., S.D e P.C., trasgredendo così il divieto imposto dal provvedimento della sorveglianza di pubblica sicurezza che prevede di non associarsi con persone che hanno riportato condanne. Il 13 aprile 2015 veniva nuovamente sorpreso in compagnia di S.D., trasgredendo nuovamente il divieto imposto dal provvedimento della sorveglianza di pubblica sicurezza. Infine, nei giorni 30 gennaio, 27 e 28 febbraio, 13 e 15 marzo 2015, non veniva reperito dai carabinieri presso la sua abitazione dopo le ore 21, così trasgredendo anche il divieto imposto dal provvedimento della sorveglianza di pubblica sicurezza di non allontanarsi dalla propria abitazione dalle ore 21 alle ore 8 d’ogni giorno. 

Veronese veniva pertanto condotto il 14 aprile 2015 dinanzi al giudice monocratico del Tribunale di Castrovillari, Luca Colitta, per essere processato per direttissima. Il processo veniva poi rinviato all’udienza dello scorso 13 aprile 2016 per la discussione finale nelle forme del giudizio abbreviato, nel corso del quale il pubblico ministero ne chiedeva la condanna alla pena d’un anno e dieci mesi di reclusione. Il suo difensore, l’avvocato Pasquale Di Iacovo, nel corso della propria arringa conclusiva chiedeva invece la completa assoluzione del proprio assistito, rilevando una serie di vizi sostanziali e procedurali dai quali poteva desumersi che l’imputato non aveva consapevolmente commesso alcun reato. Tesi accolta pienamente dal giudice, che nella serata di mercoledì scorso ha pronunciato nei confronti di Veronese una sentenza d’assoluzione “perché il fatto non sussiste”.

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