Sembra vacillare e non poco la pesantissima accusa di violenza sessuale sferrata nella mattinata di ieri dalla 32enne I.N. nei confronti del 50enne G.I. e cristallizzata in un atto di denuncia reso ai carabinieri della Compagnia di Corigliano Calabro, tuttora impegnati sul fronte dei riscontri investigativi a una storia drammatica tanto per i protagonisti quanto per i residenti del centralissimo stabile di Via Santa Chiara ubicato nella popolosa frazione dello Scalo di Corigliano teatro della presunta violenza carnale culminata con un eclatante incendio – quello tutt’altro che presunto – sviluppatosi all’interno dell’appartamento “incriminato” e che ha interessato e danneggiato pure le pertinenze condominiali prima del tempestivo e provvidenziale intervento dei vigili del fuoco.

In attesa che l’indagine – coordinata dalla Procura di Castrovillari – giunga a conclusione, vediamo quali tasselli si sarebbero inseriti nell’intricato mosaico al vaglio degl’inquirenti. 

L’accusato, fermato poco dopo le 13 di ieri, condotto in caserma e trattenuto fino alle 22 prima d’essere rilasciato, si sarebbe difeso a spada tratta dalle accuse mosse dalla donna, respingendole una ad una al cospetto dei propri legali, gli avvocati Gaetano e Matteo Monte. Non solo. Già, perché l’uomo avrebbe fornito dei riscontri, puntualmente verificati a suo discarico da parte dei carabinieri.

Elenchiamone soltanto qualcuno. L’accusatrice – che ha raccontato agl’investigatori la propria relazione sentimentale di circa tre anni con l’uomo, relazione da quest’ultimo confermata – avrebbe narrato d’un locale magazzino ubicato alla frazione marina di Schiavonea, spesso adibito ad alcova per i loro incontri. La presunta vittima avrebbe riferito di particolari pratiche sessuali condotte dall’uomo attraverso l’uso di corde che lo stesso custodiva in quel magazzino e con le quali sarebbe stato aduso legarla al letto. Nel mentre l’accusato raccontava agli uomini in divisa che lo interrogavano in caserma, i loro colleghi del Nucleo operativo si recavano presso quel locale magazzino rovistandolo da cima a fondo. Delle corde nessuna traccia.

L’uomo avrebbe poi raccontato d’avere accompagnato spesso l’amante sotto lo studio d’una psicologa allo Scalo di Corigliano, non sapendo però fornire agl’inquirenti il nome della professionista. Alla richiesta degl’investigatori d’accompagnarli sotto quello studio, l’accusato non ha esitato un attimo conducendo sul posto i detective, che hanno potuto verificare l’effettiva presenza d’uno studio professionale di psicoterapia.

Altro particolare che emerge dalla vicenda è la circostanza secondo la quale l’accusatrice avrebbe richiesto alla proprietaria dell’appartamento di Via Santa Chiara dal quale s’era trasferita da oltre una settimana, le chiavi già consegnate di quella stessa abitazione avuta in locazione. Elemento che s’incastra con la versione dei fatti di ieri mattina fornita dall’accusato. Il quale ha ammesso d’essere stato nell’appartamento con l’accusatrice, ma respinto energicamente d’avere forzato la mano per avere un rapporto sessuale e d’avere poi cosparso il pavimento di cherosene appiccandovi il fuoco.

Cosa sia accaduto esattamente e realmente, e soprattutto chi abbia fatto cosa, ora tocca alla Procura d’appurarlo col conforto delle scrupolose indagini ancora in corso da parte dei carabinieri.  

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