Viktoriya siede in un bar, s’è fermata per un caffè. Lavora lungo la trafficatissima Statale 106. E’ di nazionalità bielorussa, mora, occhi scuri ed inquieti

Ha poca voglia di parlare: «Ormai me la so cavare bene sulla strada. La mia pelle sembra morbida, invece è molto dura. So come trattare il mio lavoro».

Senza documenti e con qualcuno che, inevitabilmente, la protegge.

 

Come decine di altre ragazze di diverse nazionalità “esposte” sulle strade della Sibaritide.

Lungo la statale jonica negli anni sono stati numerosi i blitz da parte delle Forze dell’Ordine. I clienti, ove “beccati” vengono pesantemente multati per intralcio alla circolazione stradale, a volte viene loro sequestrata pure la vettura. Ma ciò non ha mai funzionato come deterrente all’inarrestabile mercato del sesso a pagamento. Già, ci sono gli “antidoti”.  

Le prostitute invece – solo quelle extracomunitarie – vengono fermate, identificate come clandestine (non esiste in Italia il reato di prostituzione), e scattano così le procedure d’espulsione. A quelle comunitarie viene comminata una sanzione amministrativa per “invito al libertinaggio”, una cosa ridicola soltanto a dirsi.   

A finire nella rete degl’inquirenti pure alcune gang di sfruttatori composte sia da italiani che da malavitosi provenienti dall’Est Europa, in particolare albanesi e rumeni, con le accuse di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e sfruttamento della prostituzione. La scorsa estate a Schiavonea di Corigliano Calabro, in uno scontro tra albanesi e rumeni per il controllo del “mercato”, c’è scappato pure il morto.  

A volte le stesse vittime del racket collaborano con la giustizia, e le autorità giudiziarie garantiscono loro sicurezza e protezione oltre al previsto permesso di soggiorno per motivi di giustizia.

Per tutte le altre clandestine scatta invece l’espulsione. Ma quasi mai le prostitute fanno ritorno nei loro paesi d’origine. E se ritornano in patria il più delle volte il viaggio riprende direttamente dagli aeroporti delle capitali in cui sono appena atterrate: Lagos, Nigeria; Chisinau, Moldavia; Tirana, Albania; Minsk, Bielorussia. 

Per i trafficanti valgono fra i tre e i settemila euro. Soldi anticipati dall’acquirente e che a lui vanno restituiti lavorando sulla strada. I patti sono chiari.

Viktoriya ora racconta. Il suo primo padrone, un rumeno, una volta l’ha data anche in affitto a due albanesi: «Qui a Corigliano c’è molto movimento, spiega, ma so che in un bel momento tutto questo finirà, avrò anch’io una vita normale. Intanto mando a casa i soldi regolarmente, seicento euro al mese. E di questo sono orgogliosa, alla mia famiglia questi soldi servono davvero». Anche lei una volta ha dovuto lasciare il proprio posto in strada ed è stata costretta a tornare nel suo paese.

Due anni fa venne infatti fermata e dopo un processo per direttissima venne espulsa dall’Italia con ordine di allontanamento coatto. L’aereo partiva di lì a poco e non ebbe neanche il tempo di andare in quella che ormai chiama casa mia, due stanze da dividere con altre due prostitute: «Non avevo niente con me, ricorda, solo i vestiti che indossavo e la borsetta. Sono arrivata all’aeroporto di Minsk senza un soldo in tasca, avevo lasciato tutto qui». 

Fermate in strada, le prostitute passano la notte in caserma. Impronte digitali, foto segnaletiche, esame di eventuali cicatrici o tatuaggi. Se ne fanno richiesta possono firmare una dichiarazione in cui affermano d’essere vittime degli sfruttatori: in tal caso vengono contattate dagli assistenti sociali che si occupano d’assisterle in attesa d’ulteriori accertamenti. Le clandestine che non si avvalgono di questa possibilità in quarantott’ore ricevono il decreto di espulsione. 

Viktoriya, come accade nella stragrande maggioranza dei casi, ebbe paura di ritorsioni e non richiese di firmare alcuna dichiarazione. Ma appena giunta nel suo paese venne subito riassorbita dal giro dei trafficanti. Qualcuno, portafoglio alla mano, si presentò alle autorità di frontiera e disse d’essere suo parente. La giovane bielorussa è stata recuperata così, con un po’ di soldi passati sotto banco ad un agente della polizia aeroportuale: «Già a bordo dell’aereo pensavo che avrei dovuto ricominciare tutto da capo, così decisi di tornare subito, e l’ho fatto come la prima volta, via terra»

Dalla Nigeria, uno dei paesi principali di provenienza delle prostitute che battono la Sibaritide, le ragazze rimpatriate nel giro di pochi mesi riescono a fare ritorno per battere sulle strade del comprensorio. Per Viktoriya, dalla Bielorussia, è bastato soltanto qualche giorno.

 

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