«Il primo partito di Corigliano Calabro è quello dell’astensione». Ce lo siamo sentiti ripetere, l’altro ieri, da più d’un dirigente del Partito Democratico.

Nossignori: il primo partito di Corigliano Calabro, come di qualunque altro posto d’Italia e del mondo, è quello che ha riportato il maggior numero di consensi elettorali.

Nel caso di Corigliano Calabro è il partito di Giuseppe Geraci, snodatosi in cinque liste civiche che hanno sostenuto la candidatura a sindaco d’un ex primo cittadino ed ex parlamentare dell’ex partito di Alleanza Nazionale.

Volere o volare è così, egregi dirigenti del PD: il primo partito di Corigliano Calabro ha una forza elettorale del 43% ed un candidato sindaco al 40. 

E poteva non esserci più alcuna partita se la percentuale dei votanti, impiccata al 40 delle ore 22 di domenica (prima giornata di voto), si fosse arrestata intorno al 50-52 anziché essere salita al 60 della chiusura-seggi.

Il 43% contro l’11 del PD, o, se preferite, contro il 15 raccolto dal PD unitamente alla sua giovane succursale di Sinistra Ecologia e Libertà.

I numeri sono numeri.

I coriglianesi hanno preferito a valanga l’usato sicuro, un già sindaco di qualche lustro fa, al ferrovecchio dell’alleanza PD-SEL a sostegno del candidato sindaco Giovanni Torchiaro, un già assessore del secolo scorso rispolverato dallo sfasciacarrozze di Via Nazionale dove ha sede quel PD dalle tante facce nuove ed altrettante vetuste per decorso e per modo di condurre la sua politica.

La sorte del PD non ci sorprende affatto. E il locale Movimento 5 Stelle, unica forza che poteva capitalizzarci su, è stato incapace a trattenere gli oltre 5 mila consensi, pari al 25% dell’elettorato di Corigliano Calabro, conquistati lo scorso mese di Febbraio alle elezioni politiche.

Ha dilapidato un fresco patrimonio di consensi perdendo ben 17 punti percentuali e buttato alle ortiche la possibilità di rinnovare Corigliano Calabro nel progresso, d’ammodernare la politica e al contempo di rivoluzionare in positivo l’amministrazione comunale del post-scioglimento per mafia e del pre-dissesto finanziario.

Il M5S ha scelto di viaggiare con la sua giovane marmitta Francesco “Ciccio” Sapia, bravo ragazzo dal volto fresco e pulito. Punto.  

Il M5S non ha scelto un candidato sindaco giovane e innovativo per contenuti politici ma giovane e innovativo solo e soltanto per volto. 

Ha scelto un candidato sindaco improvvisato, non attrezzato per l’approdo ad una politica e ad un’amministrazione nuove. 

Diversamente, il ballottaggio oggi sarebbe decisamente diverso.

Il ballottaggio Geraci-Torchiaro fa intravedere davvero pochi chilometri su questa strada dissestata…   


Foto: da sinistra, Giuseppe Geraci, Giovanni Torchiaro e Francesco “Ciccio” Sapia

 

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