Dopo l’assoluzione in appello la difesa punta il dito contro gli errori giudiziari del Tribunale di Rossano 

Nella giornata di ieri i Giudici della Corte d’Appello di Catanzaro l’hanno assolto «perché il fatto non sussiste» dall’accusa di tentata estorsione ai danni di due pizzerie di Schiavonea di Corigliano Calabro.

Parliamo di Demetrio Azzinnari, 60 anni, pregiudicato originario di Terranova da Sibari ma da tempo residente a Corigliano. L’uomo era difeso dagli avvocati Salvatore Sisca del Foro di Rossano ed Ugo Vetere del Foro di Paola.

Azzinnari era stato condannato in primo grado, un anno fa, dal Giudice monocratico del Tribunale di Rossano Francesca De Vuono, a due anni e sei mesi di reclusione.

Ricostruiamo la vicenda.

Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Rossano, Margherita Letizia Benigno, su richiesta del Pubblico ministero Vincenzo Quaranta, il 4 luglio del 2011 aveva emesso un’ordinanza applicativa della misura cautelare in carcere nei confronti di Azzinnari per due presunti tentativi d’estorsione.

L’accusa sosteneva che il 10 giugno 2011, intorno a mezzogiorno, l’uomo s’era recato presso le due pizzerie “Il Caciucco” e “Il Forno d’Oro” ubicate alla frazione marina di Schiavonea ed aveva detto ai gestori che «occorreva cambiare gli estintori».

La mattina successiva dinanzi all’ingresso dei due locali erano state rinvenute due bottiglie incendiarie.

Le presunte vittime erano state subito convocate presso la locale caserma dei Carabinieri dove in un album fotografico avevano riconosciuto Demetrio Azzinnari come la persona che s’era recata da loro per gli estintori.

Nel corso del processo di primo grado i difensori avevano fatto acquisire i tabulati telefonici dell’utenza cellulare in uso ad Azzinnari con le relative “celle d’aggancio”, riuscendo a ricostruire tutti i movimenti dell’imputato.

La difesa aveva pure contestato il riconoscimento fotografico dell’uomo da parte delle vittime. 

Dinanzi ai Giudici d’appello, nel confutare la sentenza di primo grado, i difensori hanno sostenuto l’inattendibilità delle presunte vittime perché, nel descrivere il soggetto che s’era recato nelle loro pizzerie, non avevano riferito che si trattava d’una persona claudicante e con gli occhiali da vista, sbagliandone pure la descrizione fisica. 

Azzinnari è infatti persona affetta da zoppìa e porta gli occhiali da vista, inoltre non è pelato come una delle presunte vittime l’aveva descritto.

La sentenza di primo grado emessa a Rossano forniva la seguente spiegazione della condanna di Azzinnari: “Invero, la difesa, al fine di minare l’attendibilità del riconoscimento effettuato, ha posto in evidenza la circostanza che, nel descrivere fisicamente l’Azzinnari, le parti offese non abbiano indicato la zoppìa dello stesso che pure doveva essere una caratteristica distintiva forte del soggetto. Tuttavia sul punto si evidenzia che non è stata prodotta alcuna documentazione medica che attesti l’effettiva “zoppia” dell’Azzinnari”.

L’avvocato Sisca s’interroga: «Ma se un giudice non vede e comprende un simile difetto fisico, come fa a valutare un processo indiziario? Misteri della scienza giuridica»

I difensori ritengono infatti che l’uomo che s’era recato a controllare gli estintori nelle due pizzerie il 10 giugno 2011 «non era Demetrio Azzinnari».

Sull’erronea valutazione dei tabulati telefonici acquisiti nel corso del processo di primo grado, invece, i difensori hanno osservato che dal loro esame risulta che il 10 giugno 2011 dalle ore 9,04 alle ore 16,45 le telefonate in entrata ed in uscita del cellulare in uso ad Azzinnari avevano agganciato le celle situate nei territori di Terranova da Sibari, Francavilla Marittima, Trebisacce e Tarsia. Che alle ore 10,26 risultava un contatto telefonico tra Azzinnari e un testimone citato nel processo, il quale aveva precisato che dopo circa dieci minuti dalla chiamata l’imputato era stato nella sua officina a Trebisacce e s’era fermato per circa un quarto d’ora. Risultava, poi, un’altra chiamata effettuata da Azzinnari nel territorio di Tarsia alle ore 11,58 al figlio Giampiero. 

«Questa triste vicenda»afferma l’avvocato Sisca, «rappresenta l’ennesimo caso d’errore giudiziario del Tribunale di Rossano. Un cittadino innocente è stato recluso in carcere per oltre un anno. Demetrio Azzinnari da giovane ha avuto alcune condanne ma adesso è un’altra persona: è un pittore di successo, ha esposto in diverse mostre ed i suoi quadri cominciano ad ottenere i giusti riconoscimenti da parte degli esperti d’arte».

 

Foto: Demetrio Azzinnari

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