«(…) E’ lo stesso Geraci che noi abbiamo cercato d’intervistare lo scorso 9 agosto (2010, Ndr). «Non rilascio alcuna dichiarazione»: queste le sue secche parole in merito alle rivelazioni di Carmine Alfano sul suo “conto”. Nella primavera del 2006 il candidato sindaco Giuseppe Geraci avrebbe incontrato in un’apposita riunione un presunto boss della ‘ndrangheta: più specificamente Maurizio Barilari (oggi condannato a vent’anni e detenuto in carcere al 41-bis, Ndr), il presunto capo ‘ndrina della città che Geraci avrebbe dovuto amministrare ove avesse vinto le elezioni. L’allora candidato sindaco non ha mai denunciato alle Forze dell’Ordine quel presunto fatto. Ed oggi (agosto 2010, Ndr), in merito, non rilascia alcuna dichiarazione, non conferma nè smentisce. (…)». (Dal libro “ ’Ndrangheta (ex) padrona ”, Edizioni AltrePagine, 2012).

“Elogio” all’omertà d’un candidato sindaco che tuttavia e vivaddio come precisa lo stesso collaboratore di Giustizia Carmine Alfano «Non ha accettato condizionamenti; ricordo che non si è piegato alla proposta di Barilari» (dal verbale d’interrogatorio reso al Pm antimafia Vincenzo Luberto il 13 dicembre 2007). 

Anno Domini 2013: Giuseppe Geraci, sempre lui, ricandidato sindaco per la quinta volta (soltanto le prime due “centrate”).

Ha 65 anni, portati bene.

Ed è il personaggio politico coriglianese più loquace e al contempo più omertoso nei suoi comizi sempre ridondandi d’obsoleti quanto inutili riferimenti storici.

L’ex sindaco ed ex parlamentare dell’ex partito di Alleanza Nazionale ha resistito a tanti passaggi storici cruciali. E’ un sempreverde, beato lui.

Oggi si ripresenta sotto mentite spoglie “civiche”. Ma è il candidato del centrodestra: proprio lo stesso centrodestra, per intenderci, responsabile dello scioglimento per mafia del Comune di Corigliano Calabro decretato dal Presidente della Repubblica quasi due anni or sono.

A chi non l’avesse capito nel 2009, oggi è manifesto che Geraci non fu mai oppositore di Pasqualina Straface, l’ex sindaca PdL cacciata dal Municipio e senza alcun complimento su richiesta dell’allora Governo presieduto dal suo capo-partito Silvio Berlusconi.

Le si era candidato contro non per ritrovato “civismo” ma per vendetta politica contro le tanto maldigerite quanto giuste logiche della politica. Quelle, sacrosante, del ricambio nella classe dirigente. E fu proprio così in quell’annus horribilis 2009 che vide eletta sindaca di Corigliano Calabro Pasqualina Straface.

Sì, le si era candidato contro “per gelosia” quel Geraci che nel 1995 l’aveva “piazzata” Pasqualina Straface, accogliendola a braccia aperte dopo che la stessa era stata eletta con una lista civica in consiglio comunale ed iscrivendola a quell’ex partito di Alleanza Nazionale che anno dopo anno l’aveva vista elettoralmente crescere sempre più.

Tanta fu la “gelosia” che il civico destrorso Geraci, escluso dal ballottaggio, s’alleò col centrosinistra pur di sbarrare la strada a quell’“ingrata figliola”.

Incassata la sconfitta su tutti i fronti non gli restava che prenderne atto. E così fu.

Scoppiò il ciclone giudiziario antimafia ma lui non assunse mai una posizione netta. Mai una posizione. Come fu per quella mancata nostra intervista: «Non conferma nè smentisce».

Già, non si smentisce mai. E’ Giuseppe Geraci. Sempre lui. Ancora una volta lui.


Foto: Giuseppe Geraci

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