Sì, gliele mandano a dire: chiare e forti. Il portavoce Carlo Caravetta, l’ex assessore comunale Leonardo Antonio Zangaro e l’ex sindaco Giovanni Battista Genova, siedono ad un tavolo del Centro sociale d’Eccellenza di Corigliano Scalo. E da lì tengono banco. 

Due ore di conferenza stampa dei rappresentanti di Area Democratica, componente critica del Partito Democratico di Corigliano dal quale qualche giorno fa si sono autosospesi: «Componente che conta più d’un terzo degl’iscritti al partito in città», sottolinea Genova.

Un appuntamento dato ai cronisti locali con l’intento, neanche tanto recondito, di declinare ogni responsabilità su un’ipotetica Caporetto elettorale del centrosinistra alle imminenti elezioni comunali

Già, quelle in programma per i prossimi 26 e 27 maggio dopo due anni di commissariamento per infiltrazioni mafiose in Municipio, provocate dalla passata amministrazione di centrodestra.

Sotto accusa da parte del terzetto democratico è «La completa assenza di linea politica da parte del Partito Democratico con in testa il segretario cittadino Antonio Gioiello». 

Cominciano Caravetta e Zangaro. Uno dopo l’altro. E sono fulmini e saette. Per i tuoni toccherà poco dopo a Battista Genova.

E dopo che i primi due hanno invocato le «Immediate dimissioni di Gioiello da segretario cittadino del partito»,  tocca all’ex sindaco rincarare la dose: «Se proprio non vuole togliersi di mezzo, che si candidi lui a sindaco della città e che non perda altro tempo perché siamo in ritardo e già da molto, troppo tempo».

Una provocazione? Forse sì. O forse no

L’intento di Genova e dei suoi, al di là dei propositi politici di Area Democratica per il presente e l’immediato futuro anch’essi oggetto della conferenza stampa benché non esclusivo, è quello di mettere in rilievo in modo chiaro e forte «Le responsabilità d’una serie di fallimenti politici prodotti da Gioiello e da qualche suo generale di cartone».

Approfondiamo

«I presupposti e il metodo davvero discutibile col quale s’è celebrato l’ultimo congresso cittadino del partito lasciavano presagire un percorso politico avventuroso e privo di idee», afferma Genova, il quale insiste: «Noi al contrario indicavamo un percorso che prefigurava la ricerca dell’unità interna al partito su un progetto da offrire al partito stesso, al centrosinistra e all’intera città, segnalavamo la necessità di allargare il confronto coinvolgendo i movimenti civici e le forze del cattolicesimo moderato, e, solo in caso di divergenze inconciliabili, indicavamo il ricorso alle primarie quale strumento decisionale democratico e incontrovertibile. Si è preferito invece alimentare ambizioni personali mentre i nostri allarmi venivano ignorati, anzi bollati come operazioni destabilizzanti».
 

E continua a tuonare, Genova: «Gioiello ed il suo comitato politico, di volta in volta sempre differente nella composizione a seconda delle convenienze del momento, s’è presentato agli alleati del centrosinistra senza idee, confuso, imponendo regole per le primarie che dopo essere state approvate da tutti sono state immotivatamente sconfessate proprio da Gioiello perché le divisioni interne al partito erano tali da non consentire allo stesso partito d’esprimere un candidato unitario da sottoporre alla competizione. Come se non bastasse, Gioiello ha dissennatamente praticato lo sdegnoso allontanamento di alcune forze moderate non direttamente coinvolte nell’ultima gestione amministrativa del centrodestra, che si erano avvicinate al centrosinistra. E, dulcis in fundo, ha preteso, senza motivarlo, che le forze del centrosinistra azzerassero le loro candidature alle primarie presentate  in base al regolamento unanimemente approvato. Un percorso davvero stupefacente».

Genova ritorna poi su un fatto già pubblicamente acquisito: «Nell’estremo tentativo di rimediare a questa situazione, gli abbiamo scritto una lettera offrendo la nostra collaborazione, offerta che non è stata neanche sottoposta all’attenzione del partito ma ha sortito un semplice incontro informale nel quale ci ha proposto di accettare la sua linea politica che noi non abbiamo mai condiviso e che si è dimostrata fallimentare».

I rappresentanti di Area Democratica prendono dunque atto della «Volontà di escluderci scientemente dal dibattito politico e di impedirci in qualunque modo di dare il nostro contributo al partito, al centrosinistra e alla città».

Con un “Ma”: «Sia chiaro che non è nostra intenzione guardare inermi e senza averne alcuna responsabilità alla disfatta del Partito Democratico e dell’intero centrosinistra e che non intendiamo assistere alla riconsegna della città nelle mani della destra»

 

Foto: In alto, da sinistra, G.B. Genova, C. Caravetta, L. A. Zangaro; sotto, un momento della conferenza stampa

 

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