Mentre la politica cittadina è distratta dalle strategie – in molti casi impotenti – in vista delle elezioni comunali previste per la fine del prossimo mese di Maggio, sul Municipio di Corigliano Calabro da qualche giorno pende una bella (si fa per dire) spada di Damocle.

Con decorrenza dallo scorso 28 Febbraio, infatti, entro 60 giorni, il Comune potrà proporre o non proporre al Ministero della Giustizia la prevista istanza per il mantenimento del già soppresso (per decreto ed accorpato a Rossano) Ufficio del Giudice di Pace, con oneri a carico del Comune stesso.

Il perentorio termine è fissato nell’ultimo numero del Bollettino Ufficiale del Ministero della Giustizia, pubblicato, appunto, lo scorso 28 Febbraio.

Al contrario della giusta – anzi sacrosanta – soppressione del Tribunale di Rossano, perdere l’Ufficio del Giudice di Pace di Corigliano Calabro sarebbe un’ingiustizia, considerata la consistente mole di cause civili che ogni anno viene iscritta a ruolo e i tanti processi penali di lieve entità che quotidianamente impegnano i due giudici onorari che vi prestano servizio e numerosissimi avvocati. 

Diversamente da altri uffici del giudice di pace del comprensorio della Piana di Sibari soppressi per effetto dello stesso recente decreto legislativo e che annualmente producono davvero un esiguo numero di cause civili e piccoli processi penali, l’Ufficio del Giudice di Pace di Corigliano Calabro sarebbe necessario fosse mantenuto in vita.

Da tale necessità scaturisce un grande punto di domanda. 

Già, perché incognita è l’intenzione da parte della Commissione Straordinaria che attualmente amministra il Comune di Corigliano Calabro in relazione a tale spada di Damocle.

Con la politica locale che, finora, forse perché disinformata sull’importante questione e sicuramente perché distratta da strategie di potere ed inutili (per la collettività) amenità, assente dal prendere posizione sollecitando al contempo la Commissione Straordinaria che amministra il Comune a presentare l’istanza per il mantenimento dell’Ufficio del Giudice di Pace con oneri a carico del Comune stesso attraverso gl’impegni previsti dal relativo decreto.    


Vediamo come si potrebbe procedere al mantenimento dell’Ufficio del Giudice di Pace di Corigliano Calabro. 

Ove interessato, il Comune, anche consorziato con altri Comuni, può richiedere il mantenimento dell’ufficio soppresso facendosi integralmente carico delle spese di funzionamento e di erogazione del servizio giustizia, nonché del fabbisogno del personale amministrativo.

In tal caso, il Comune di Corigliano Calabro dovrà presentare formale istanza idonea all’assunzione, con carattere vincolante, degli oneri relativi al mantenimento della sede dell’Ufficio del Giudice di Pace.

L’istanza, formulata dall’organo che ne ha la rappresentanza legale e corredata della necessaria documentazione attestante, nelle forme previste dalla legge, l’assunzione dell’impegno espressa dall’organo amministrativo che ha il corrispondente potere decisorio, dovrà essere presentata a pena di decadenza, entro il termine perentorio del 29 Aprile 2013.

Nel caso di Comuni consorziati, gli atti d’impegno dovranno essere corredati dall’indicazione della quota di partecipazione a carico di ciascun ente interessato.

Laddove i Comuni richiedenti intendano formulare istanze di mantenimento che comportano anche accorpamenti di uffici del giudice di pace limitrofi, dovrà essere specificata la sede dell’ufficio del giudice di pace accorpante uno o più uffici limitrofi soppressi, ferma rimanendo l’autonoma valutazione dell’amministrazione in ordine all’individuazione, alla consistenza ed alla definitiva localizzazione della sede consorziata, nonché l’imprescindibile necessità che gli uffici di cui si chiede l’accorpamento rientrino integralmente nello stesso circondario di tribunale, secondo l’assetto generale ridefinito dai recenti decreti legislativi in materia.

 

Di admin