L’esito d’un voto politico democratico e regolare va rispettato. Ma a chi v’è direttamente coinvolto, vale a dire ai politici, corre l’obbligo d’interpretarlo. Perché con quel voto s’è espressa, con la propria  libera voce, la società che quegli stessi politici si sono prefissi di rappresentare.

Ebbene, a Corigliano Calabro, comune sciolto per infiltrazioni mafiose da oltre due anni con responsabilità politiche del partito del Popolo della Libertà rilevate da un ex Governo guidato da quello stesso partito e successivamente “certificate” in via definitiva dalla magistratura amministrativa, il Popolo della Libertà ha fatto incetta di consensi democraticamente e regolarmente espressi dalla società coriglianese.

E’ un dato di fatto. 

Che fa gioire i rappresentanti locali del PdL con in testa l’ex parlamentare Giovanni Dima, “ex” sol perché non piazzato in posizione utile di lista per tornare tra i banchi della Camera dei Deputati.

E’ un dato di fatto. 

Che deve fare riflettere, e anche molto seriamente e severamente, gli avversari del PdL, in particolare i principali tra gli avversari vale a dire i rappresentanti del Partito Democratico che abbiamo visto impegnatissimi nelle ultime settimane ad “assaporare” in anticipo l’effimero gusto d’una vittoria elettorale alle imminenti elezioni comunali.

I numeri.

Sono 11 i punti percentuali che distanziano la vincente coalizione di centrodestra guidata dal PdL da quella di centrosinistra malguidata dal PD.

I glaciali numeri coriglianesi dicono questo.

Dietro tale freddissima coltre dicono tantissimo altro, di sostanza.  

E’ la democratica voce della società coriglianese.

E’ l’opinione pubblica che respira e vive, a Corigliano Calabro.  

Chi  aveva il dovere d’interpretarla prima del voto l’opinione pubblica oggi ha il dovere d’ammettere pubblicamente di non avere interpretato e capito proprio nulla, e di trarre le debite conseguenze del caso.

Come?

Dimettendosi immediatamente.

Così il segretario cittadino del PD, Antonio Gioiello.

Così i tre autocandidati aspiranti sindaco dello stesso partito, Pino Le Fosse, Antonio Leonetti, Maria Salimbeni.

Così pure i segretari degli alleati del PD, che insieme ai rappresentanti di questo, da mesi, si sono accomodati ad un autoreferenziale “tavolo” fantascientificamente finalizzato a decidere le sorti del pianeta Terra attraverso la scelta d’un candidato sindaco per Corigliano Calabro.

Lasciate la Terra e andate su Marte, forse lì la fortuna v’aiuterà.

Ci si obietterà che pure i coriglianesi hanno avuto i grilli o un Grillo per la testa e che dietro quel 31% si celerebbero cittadini-elettori di centrosinistra.

Fosse così, sarebbe ancora più grave. E sarebbe il centunesimo motivo che dovrebbe immediatamente consigliare i rappresentanti coriglianesi del PD e la loro compagnia d’andare a quel paese (Marte).

Il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo, infatti, a Corigliano Calabro è una neonata e scarna organizzazione di persone. Con un seguito di ben 5 mila cittadini-elettori pochi dei quali, certamente, raggiunti direttamente dalla stessa organizzazione locale.

Il PD, al contrario, conta su un’organizzazione con centinaia d’iscritti. Che in via esponenziale, però, rappresentano meno di 3 mila cittadini-elettori.

Nonostante il terremoto, però, una buona ricostruzione, una ricostruzione di qualità intendiamo, è ancora possibile.

Lasciando spazio ad interpreti innovativi, credibili, e con stoffa politica di sinistra (o se preferite di centrosinistra) da vendere.


Foto: Pino Le Fosse

 

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