Vent’anni per Maurizio Barilari, dodici per il fratello Fabio, entrambi accusati di associazione mafiosa e una lunga sequela di estorsioni consumate negli anni scorsi a Corigliano Calabro.

Sono le richieste di condanna sollecitate nel pomeriggio di oggi ai Giudici dell’ormai ex Tribunale di Rossano (Presidente Francesca De Vuono) da parte del Pubblico Ministero della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, Vincenzo Luberto, nei confronti dei due imputati nell’ambito del maxiprocesso “Santa Tecla”.

Che ha già visto 55 persone, quasi tutte di Corigliano Calabro, condannate col rito abbreviato ad oltre quattro secoli di carcere, poco meno d’un anno fa, da parte del Giudice per l’udienza preliminare distrettuale di Catanzaro, Tiziana Macrì.

La maxi-inchiesta antimafia “Santa Tecla” ha provocato un terremoto politico-istituzionale a Corigliano Calabro, con lo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose decretato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il 9 giugno del 2011.

I due fratelli coriglianesi Maurizio e Fabio Barilari (difesi dagli avvocati Salvatore Sisca, Marco Gemelli e Francesco Paolo Oranges), il primo ritenuto dal Pm Luberto esattore del “pizzo” e capo della ‘ndrina attiva ed operante nel Coriglianese sotto l’egida del locale di ‘ndrangheta guidato dagli Zingari di Cassano all’Ionio, almeno a partire dall’anno 2000 e fino al suo arresto, avvenuto il 16 luglio del 2009 con la maxioperazione “Timpone Rosso”. Nell’ambito del cui maxiprocesso, tuttora in corso dinanzi ai Giudici della Corte d’Assise di Cosenza, lo stesso Maurizio Barilari da oltre tre anni detenuto al carcere duro in regime di 41-bis, è accusato di concorso in tre plateali omicidi di chiaro stampo ‘ndranghetista.

Pure oggi Maurizio Barilari era collegato in videoconferenza dal carcere di Parma, quando, nell’aula “Ponente” del Palazzo di Giustizia rossanese, il Pm Luberto ha tenuto la sua lunga requisitoria. Il fratello Fabio, invece, detenuto dal 21 luglio 2010 e ristretto nel carcere di Catanzaro, era presente in aula, tra le sbarre.

Prima di formulare le richieste di condanna il magistrato requirente ha ripercorso fatti e circostanze che inchioderebbero Maurizio Barilari come presunto “reggente” ‘ndranghetista di Corigliano Calabro, designato quale capo ‘ndrina da Francesco Abbruzzese alias “Dentuzzo” capo indiscusso del locale di Cassano all’Ionio ed imputato insieme a Barilari nel maxiprocesso “Timpone Rosso” anch’esso ormai alle battute finali.

Fabio Barilari, fratello di Maurizio Barilari, sarebbe invece inchiodato, secondo l’articolata ricostruzione dei fatti illustrata dal Pm antimafia, da una serie di favori consistiti in coperture fiscali offerte al fratello in qualità di titolare d’una ditta che s’occupava di lavorazioni edili. Secondo il magistrato, Fabio Barilari avrebbe provveduto a fatturare e quindi a mascherare il “pizzo” che il germano imponeva a commercianti ed imprenditori di Corigliano Calabro e non solo.

Per dopodomani 5 dicembre sono previste le arringhe da parte dei difensori dei due imputati, al termine delle quali s’annuncia una lunga spontanea dichiarazione finale da parte di Maurzio Barilari.

Subito dopo il collegio giudicante entrerà in camera di consiglio.

Per uscirne, come già annunciato, nella giornata di giovedì 6 dicembre col dispositivo della sentenza.


Foto: da sinistra, Maurizio e Fabio Barilari

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