Alle elezioni primarie del centrosinistra tenutesi domenica scorsa abbiamo senza alcun indugio votato a Sinistra. 

Benché riteniamo vi sia bisogno di molta più Sinistra di quella che in Italia passa il convento.

Già. Tra un papa e un cardinale collocati nel pantheon ed un compianto parroco della campagna piacentina meritevole delle pubbliche scuse d’un ex chierichetto è evidente come il nostro religiosissimo scrivere sia del tutto coerente con la “linea”.

Abbiamo votato Nichi Vendola. Unico candidato del nostro Sud. 

Costretti a perdonargli di non avere fatto spazio nell’affollato talare pantheon al massimo intellettuale di questi ultimi cinquant’anni, quel Pier Paolo Pasolini espulso dal Partito Comunista Italiano perché “frocio” e perché non la pensava affatto come i comunisti detentori dell’altare.

Vendola adesso è fuori. 

La timida sinistra italiana del 2012 – tempo in cui di Sinistra ve n’è molto più bisogno che negli anni Settanta del secolo scorso  – cede il passo al centrosinistra di Pier Luigi Bersani o di Matteo Renzi. 

Domenica andremo a votare per questo moderato ballottaggio.

Alt Vendola! 

Le donne e gli uomini liberi non li comanda nessuno.

Votassimo Bersani ne saremmo padroni. E lo saremmo senza padrini.

Votiamo Renzi però.

Lo votiamo – pure – perché ha più o meno la nostra stessa età.

Lo votiamo perché è senz’altro bravo un giovane uomo che dapprima ha il consenso dei cittadini dell’intera provincia di Firenze, per poi diventare il primo cittadino della patria della nostra lingua e già capitale d’Italia.

Lo votiamo perché quando volge lo sguardo a sinistra è meno timido di quel che da mesi strombazza la propaganda d’apparato.

Lo votiamo perché pure ieri, nell’ultimo confronto televisivo, è risultato brillante su ogni tema, questione o problema – compresi quelli più difficili e spinosi – molto più del proprio antagonista anche su quelli in cui condividono un’idea auspicabilmente risolutiva.

Certo non possiamo ignorare l’annunciata volontà di cambiamento e rinnovamento da parte di Bersani sottolineando al contempo che essi non sono esclusivo appannaggio di Renzi  “il rottamatore”.     

Ma noi votiamo Renzi perché Silvio Berlusconi s’è espresso con una dichiarazione di voto nei suoi confronti “calcolando” che l’elettorato di centrosinistra, dopo aver sentito lui, cadrebbe nel tranello facendo l’esatto contrario. Votando cioè il suo antagonista, vero preferito del condannato Berlusconi.

Votiamo Renzi perché il suo antagonista domenica scorsa godeva del proprio consenso calabrese e di quello meridionale in genere, perfettamente conscio che qui nel Meridione il voto – pure quello delle primarie – è fortemente condizionato dal potere dominante, si tratti di ‘ndrangheta o d’apparati istituzionali o di partito. 

Votiamo Renzi perché il suo antagonista, qui da noi, gode del consenso, tra gli altri, dei Sandro Principe, dei Mario Oliverio e dei loro sceriffi di paese: quelli che – senza alcun imbarazzo degli “altri” – indecentemente sostengono al contempo l’insostenibile, da ultimo l’ormai sputtanato “modello amministrativo Rende” anch’esso incamminatosi sul crinale dello scioglimento per pesanti infiltrazioni ‘ndranghetiste come Corigliano Calabro e Reggio Calabria col centrodestra, per citare i due casi calabresi più noti ed eclatanti.

E ciò al netto del fatto che in realtà locali come quella ad esempio di Corigliano Calabro pure l’istituto democratico e partecipativo delle primarie per la scelta del candidato alla guida del Paese in questi giorni  viene “schizzato” dal fango di dispute intestine nell’ambito delle quali taluni certo non possono issare al posto delle mutande – “re” e “reucci” sono infatti nudi – la bandiera di questo o di quel candidato, di questo o di quel risultato.

ReNzIsTeRe.  

 

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