E PER MARIO STRAFACE SCENDE IN CAMPO IL PROFESSORE COPPI 

E’ stato fissato per il prossimo 9 gennaio, dinanzi ai Giudici della Prima Sezione Penale della Corte d’Appello di Catanzaro, l’inizio del maxiprocesso “Santa Tecla”

Che vedrà alla sbarra 54 imputati, la maggior parte dei quali di Corigliano Calabro e già condannati in primo grado lo scorso 16 dicembre ad oltre quattro secoli di carcere per associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico internazionale di sostanze stupefacenti, estorsioni tentate e consumate ed altri reati.

Si tratta, in pratica, del ciclone giudiziario che ha travolto l’amministrazione comunale coriglianese retta, fino al 9 giugno del 2011, dall’ex sindaco Pasqualina Straface del PdL.

Quel giorno, infatti, il Consiglio dei Ministri allora guidato proprio dal fondatore del PdL Silvio Berlusconi, dichiarò sciolto il Consiglio comunale di Corigliano Calabro per infiltrazioni mafiose.

Nella maxioperazione di polizia giudiziaria denominata “Santa Tecla” scattata l’estate precedente e precisamente il 21 luglio del 2010, tra i 67 arrestati su ordine del Giudice per le indagini preliminari distrettuale antimafia di Catanzaro Emma Sonni, su richiesta del Pubblico ministero Vincenzo Luberto, vi furono infatti pure i due fratelli dell’ex sindaco di Corigliano Calabro, gl’imprenditori Mario e Franco Straface. Il primo condannato a 8 anni di reclusione, il secondo deceduto poco più d’un mese prima della pronuncia della sentenza di primo grado emessa nei confronti degl’imputati dal Giudice per l’udienza preliminare di Catanzaro Tiziana Macrì al termine del processo celebrato col rito abbreviato.

Il 9 gennaio prossimo, dunque, Mario Straface, attualmente detenuto presso il carcere milanese di Opera, dovrà comparire dinanzi ai Giudici d’appello.

E lo farà con a fianco un difensore eccellente.

Sarà infatti il professore Franco Coppi, già docente di Diritto Penale all’Università “La Sapienza” di Roma e difensore di diversi imputati eccellenti (tra tutti il sette volte Presidente del Consiglio Giulio Andreotti nello storico processo per mafia celebrato a Palermo e in quello celebrato a Perugia per l’omicidio del giornalista Mino Pecorelli) a guidare il collegio difensivo che vedrà presenti, pure, gli avvocati Ernesto D’Ippolito e Gianluca Serravalle.

Uno stralcio della stessa maxi-inchiesta antimafia, non ancora approdata in sede processuale, vede tra gl’indagati lo stesso ex sindaco Pasqualina Straface. Che nel maggio scorso, unitamente ai componenti la sua ex giunta ed al presidente dell’ex consiglio comunale disciolto, Pasquale Pellegrino, ha visto respinto il ricorso dagli stessi presentato presso il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio proprio contro l’atto di scioglimento decretato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Sullo scioglimento s’attende adesso la definitiva pronuncia da parte del Consiglio di Stato, adìto dal solo ex sindaco Straface. L’udienza per la discussione del ricorso è fissata per il 19 novembre prossimo.

Verosimilmente intorno alla metà del prossimo mese di dicembre è invece attesa l’importante sentenza di primo grado, nel processo con rito ordinario che s’avvia a conclusione presso il Tribunale di Rossano, nei confronti di Maurizio Barilari, difeso dall’avvocato Salvatore Sisca. 

Barilari è ritenuto dal Pm antimafia Luberto il capo della ‘ndrina di Corigliano Calabro, subordinata alla potente organizzazione di ‘ndrangheta guidata dagli zingari di Cassano all’Ionio attiva ed operante da anni nell’intera Piana di Sibari.


Le condanne inflitte in primo grado agl’imputati di “Santa Tecla”: Carmine Ginese 10 anni, Rocco Azzaro 10, Ciro Nigro 10, Pietro Longobucco 16, Antonio Marrazzo 8, Carmine Alfano 4, Vincenzo Curato 4, Eugenio Morrone 8, Cesare Cardamone 6, Leonardo Antonio Zangaro 6, Francesco Surace 5 anni e quattro mesi, Mario Straface 8, Cosimo Meligeni 6 anni e otto mesi, Arcangelo Conocchia alias “U dottore” 10, Alfonso Marrazzo 10, Giuseppe Mauro 10, Massimo Mauro 3, Giacomo Pagnotta 8, Antonio Piccoli 10, Michele Villì 8, Alba Rosa Mansilla Vidarte detta “Alba” 8, Giuseppe Ursomarso 16, Giuseppe Presta 6, Sabatino Paduano 8, Massimiliano Paduano 8, Fabio Paduano 8, Gualtiero Milani 8, Alberto Mesiti 6 anni e sei mesi, Renato Malvito 8, Vincenzo Grosso 8, Carmine De Nuzzo 16, Adil Sahri Ben 10, Arcangelo Conocchia 6, Salvatore Conocchia 8, Antonio Conocchia 8, Gennaro Luzzi 8, Gianluca Presta 6 anni e otto mesi, Attilio Martorelli 6 anni e otto mesi, Antonio Domenico Postorivo 6 anni e otto mesi, Jovanny Edwin Guaman 10, Liliya Bevtsyk 6, Halyna Voytovych 6, Eugenio Roberto Minghetti 6, Girolamo Nasso 6, Lucia Cimino 2, Cosimo Leopoldo Martilotti 3, Filippo Arcidiacono 3, Antonio Di Dieco 7 anni, Andrea Villì 8, Antonio Cangiano 4, Giampiero Converso (nel frattempo deceduto) 4, Massimo Cimino 4, Francesco Piero Chiaradia 14, Luca Cerza 5 anni e quattro mesi, Lucia Rende 1 anno e quattro mesi.

Il Giudice per le indagini preliminari distrettuale Tiziana Macrì, accogliendo le richieste del Pubblico ministero antimafia Vincenzo Luberto, aveva disposto pure una confisca di beni pari ad un valore di circa 200 milioni di euro appartenenti agl’imputati.


Foto: il professore Franco Coppi

 

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