Il mercato della carne, in inglese Flesh Market, un’inchiesta su un giro di sfruttamento di prostituzione minorile che rivela, carte giudiziarie alla mano, oltre a reati gravissimi, pure un gravissimo lato del degrado sociale e morale che avvolge da tempo Corigliano Calabro

E’ un’inchiesta che “va” e che “viene”, Flesh Market. Tra Carabinieri di Corigliano, Procura ed Ufficio del Giudice per le indagini preliminari dell’ex Tribunale di Rossano, ex Procura ed ex Ufficio Gip di Rossano e Carabinieri di Corigliano, da Corigliano alla Procura ed all’Ufficio Gip distrettuale di Catanzaro. Tra questioni di “competenze funzionali” ed il volersi “tenere stretta”, da queste parti, l’inchiesta. Tra le luci dei riflettori mediatici e certe ombre, tra lati chiari ed altri molto oscuri.

Ci si capisce poco. In primo piano nomi e cognomi di gente nota, numerosi episodi, particolari più o meno squallidi. 

Ma andando a fare le pulci tra le ormai arcinote e pubbliche carte giudiziarie a volte si ha come la sensazione che manchi qualcosa. 

Il filone a un certo punto si spezza in due. Rito abbreviato e rito ordinario, e via con le udienze, le sentenze, e come sempre col tempo tutto “passa”. Restano ricordi, prime pagine di giornali, articoli, foto di presunti colpevoli sbattuti in prima pagina. 

E le ombre? Restano ombre, come in ogni inchiesta all’italiana. Il contorno è quello di sempre. Saputelli, perbenisti, giustizialisti, ipocriti da salotto buono e tanto altro ancora. Ma tra le carte, a leggerci con la malignità classica del giornalista da quattro soldi, malpensante e  di periferia, qualche cosa resta impressa nella mente.

È il 14 dicembre del 2011. Protagonista in aula l’avvocato Pino Zumpano, eccellente professionista dell’ormai ex foro di Rossano. Il teste che risponde alle sue domande è il Capitano Pietro Paolo Rubbo, Comandante della Compagnia dei Carabinieri di Corigliano

Ne riportiamo una dichiarazione. Sintomatica: «Flesh Market avrebbe avuto 150 indagati»

Fonti confidenziali, accertamenti, gl’indagati variano a seconda della credibilità e della valenza probatoria di questi strumenti d’indagine. È tutto un rebus. Manca un filo conduttore, è un puzzle di difficile completamento. Perché il Capitano Rubbo parla di 150 persone? Secondo quali valutazioni o accertamenti? E le fonti confidenziali? A volte credibili e a volte no? 

I riscontri, altro capitolo nebuloso. Restano tanti punti interrogativi in un’inchiesta che ha provato e non poco persone in primo piano e cittadinanza. 

Coinvolti i colpevoli e “fuori” chi è stato toccato di striscio dalla vicenda? 

Spente le luci dei riflettori, accese da media non solo locali, restano solo le ombre. Restano le incongruenze. Troppe. Le zone grigie, i contatti, le parrocchie, tutti fattori che si infiltrano nel normale svolgimento delle azioni quotidiane, che si parli di giustizia o di altro. 

 

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