«…suona una carica verbale a dinamite contro il “suo ex” sedicente sindaco e ringrazia a più riprese i giornalisti presenti per l’opera d’informazione di questi mesi (la qual cosa imbarazza almeno per quanto ci riguarda). Caravetta annuncia le proprie dimissioni da un consiglio comunale che – dice – da qui a pochissimo potrebbe essere sciolto per mafiosità.»

Il virgolettato è estratto da un articolo di cronaca politica da me stesso firmato e pubblicato sulla testata on-line Sibarinet.it all’epoca da me stesso diretta. 

Era il 7 maggio del 2011. 

Il successivo 9 giugno sarebbe stato sciolto il Consiglio comunale di Corigliano Calabro. E quella del 7 maggio era la mia cronaca della seduta consiliare che s’era tenuta la sera precedente.

Voglio commentare l’inchiesta giudiziaria “Senza Terra”, che ieri doveva veder finire arrestato il consigliere provinciale in carica ed ex consigliere comunale Antonio Caravetta, cominciando proprio da quelle sue dichiarazioni. Segnatamente da ciò che mi riguardava da vicino. M’imbarazzava il ringraziamento di Caravetta e m’imbarazzava talmente tanto che sentiì l’esigenza d’evidenziare il fatto tra due parentesi.

Ma oggi m’imbarazza dover commentare a tante delle persone che vivono a Corigliano Calabro, che in questo momento mi stanno leggendo godendo dello stop imposto all’attività “professionale” di Antonio Caravetta e dei suoi “compari” e del maxisequestro di beni materiali ritenuto dagl’inquirenti frutto d’una maxitruffa perpetrata per diversi anni ai danni dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale e della minor parte onesta d’una collettività in maggior parte disonesta.

Taluni potrebbero obiettare: “risparmiacelo allora il tuo commento”. No, non ve lo risparmio affatto.

Antonio Caravetta, infatti, in tanti di voi esercitava e credo eserciti ancora e tuttora grande fascino, godeva e credo goda ancora e tuttora di grande ammirazione.

E ancor più, forse, per il fatto che sia perfino riuscito, in virtù di complici ed “interessati” sostegni, a programmarsi preventivamente il volo col passaporto nella valigia.   

Già, perché costui, secondo molti di voi, e me l’avete confidato forte nell’orecchio, «arrivava al risultato, e la cosa che conta è il risultato».

Indennità di disoccupazione, di malattia, pensioni d’accompagnamento, d’invalidità temporanea ed altre provvidenze previdenziali ed assistenziali, qualche volta dovute e tantissime altre non dovute. 

Lo dico a te, proprio a te professore, dipendente dello Stato oggi in pensione. Uomo «di sinistra», come ti definisci. Te lo dico perché mi risuona ancora nell’orecchio quando mi dicesti che quel sindacato confederale «non vale un c….». Ti ribadisco che la stessa cosa penso pure io. Ma per motivi diversi dalle motivazioni che davi tu.

Tu, proprio tu, che mi raccontavi della tua pratica di pensione ed esprimevi ammirazione per «quel ragazzo prodigio» che smanettando col computer entrava nel sistema telematico dell’Inps e dell’Inpdap ottenendo la risposta che tu volevi avere e che «il sindacato delle tante parole e dei pochi fatti» non t’aveva dato.

M’imbarazza commentare a te la fine del “sistema Caravetta” collettivo al di là delle responsabilità penali individuali di Caravetta e dei suoi “compari”.

E m’imbarazza commentare a te, gentile, giovane e bella avvocatessa coriglianese che durante una calda serata estiva ti sei presentata al dibattito sul mio recente libro che racconta lo scioglimento per mafia del Comune di Corigliano, palesandomi i tuoi complimenti.

Non so che farmene dei tuoi complimenti.

Già, perché ieri, leggendo le carte giudiziarie del “sistema Caravetta”, tra quelle righe compariva il tuo nome. Tu che da “praticante legale”, praticavi invece illegalmente e percepivi l’indennità di disoccupazione agricola.

Non stai dalla parte sbagliata, forse. 

Di certo non stai dalla mia parte pur fingendo di starci.

E m’imbarazza commentare a te, maresciallo dei Carabinieri che facevi versare le giornate agricole a tua moglie che stava a casa e a tua cognata che lavorava a nero in un bar, e lo facevi attraverso un commercialista arrestato ieri per l’ennesima volta e che nel 2003 arrestasti insieme ai tuoi colleghi.

Quante mogli ed amiche di carabinieri, finanzieri e poliziotti hanno rapinato l’Inps di Rossano in questi anni?

Quanti corrotti lavorano nella sede Inps di Rossano «la cui struttura organizzativa», scrivono il Procuratore Leonardo Leone De Castris ed il Sostituto Vincenzo Quaranta, «è stata prevalentemente asservita alle esigenze di gestione dei falsi braccianti agricoli, con i quali ha strettissimi rapporti fiduciari, dipendenti o funzionari che, in violazione dei doveri inerenti alle loro funzioni, hanno consentito al Caravetta…».

M’imbarazza commentare a te, giovane e grasso politicante da strapazzo, che fai “politica”, che aspiravi a fare l’assessore e cresci la tua bambina coi soldi che rapini all’Inps insieme a tua moglie.

M’imbarazza commentare a voi. D’un elenco di “compari” di Caravetta troppo lungo da continuare. 

Che non include tutti. 

Di admin