La protesta di politici ed amministratori locali contro l’avvenuta soppressione del Tribunale di Rossano continua perché hanno perduto l’immunità, o impunità, di cui hanno sempre goduto. L’ex circondario giudiziario di Rossano, infatti, è tra i pochi posti dove non è arrivato il fenomeno “mani pulite”, avendo la classe politica ed amministrativa più “onesta” d’Italia. Ciò che non si comprende è come fanno alcuni politici, amministratori e funzionari, ad arricchirsi in maniera sproporzionata ai loro redditi dichiarati e in poco tempo.

Se si usasse la normativa antimafia anche per la nostra classe dirigente, ne vedremmo delle belle, avremmo tantissimi sequestri con susseguente confisca dei beni.

L’avvenuta soppressione del Tribunale di Rossano, ironia a parte, dovrebbe servire a placare l’ostilità dei cittadini verso i giudici e il discredito verso il funzionamento della giustizia. E’ opinione diffusa che da un tribunale come quello di Rossano gli uomini ricchi e potenti (politici e massoni) non verrebbero mai condannati.

La giustizia “alla rossanese” funziona solo contro la povera gente, i delinquenti comuni, gli extracomunitari e le prostitute della Statale 106.

A Rossano, salvo poche eccezioni, non abbiamo giudici imparziali. Vi sono magistrati che non si astengono dal trattare alcuni processi, quando sarebbe doveroso farlo. Vi sono pubblici ministeri e giudici incompatibili con l’ambiente.

Nell’inchiesta “Fusion” una giudice per le indagini preliminari ha trattato il processo pur emergendo dagli atti un’ipotetica responsabilità del marito. La stessa giudice tratta i casi di malasanità pur essendo il marito dirigente medico dipendente dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza.

Va ricordato che, pochi anni addietro, un giudice dell’ex Tribunale di Rossano, assiduo frequentatore dei locali notturni della zona, è stato espulso dalla magistratura, mentre un pubblico ministero è stato di recente sospeso dalle funzioni perché condannato (anche se la sentenza non è ancora passata in giudicato) per detenzione di materiale pedopornografico.

Dalle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia alla Procura Antimafia di Catanzaro è emerso che a dei giudici dell’ex Tribunale di Rossano qualche professionista ed alcuni imprenditori offrivano cene e prostitute. La frequentazione dei giudici dell’ex Tribunale di Rossano con “certi” imprenditori coriglianesi è un vizio antico. La stretta frequentazione personale di una pubblico ministero con un maresciallo dei Carabinieri è un fatto più recente.

Negli ultimi dodici anni però (per limitarci al nuovo millennio) le sentenze penali sono state emesse e i numeri parlano chiaro: ciò che caratterizza tali sentenze è che in più della metà dei casi esse hanno dichiarato l’intervenuta prescrizione del reato. Altri reati si prescrivono poi nei successivi gradi di giudizio.

Il funzionamento della giustizia civile è peggio della giustizia penale. Non mi soffermo sul punto perché quasi ognuno di noi ha avuto nel corso della vita almeno una lite civile e quindi quasi ognuno ne ha cognizione diretta.

Occorre fare chiarezza, stante la confusione che regna tra alcuni avvocati, uno dei quali spesso intervenuto con scritti in difesa dell’ex tribunale, che a Rossano si sono celebrati pochi processi di mafia. Quello susseguente all’operazione “Galassia” si è celebrato in Corte d’Assise (prima a Catanzaro, e, dopo l’annullamento in appello, a Cosenza), e quello denominato “Santa Tecla” è stato definito con il rito abbreviato dinanzi al Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Catanzaro, ad eccezione di due soli imputati.

A Rossano, invece, si sono celebrati due procedimenti di lieve entità denominati “Set-up” e “Corinan”. Il primo ha trattato di piccole estorsioni consumate in danno di gelaterie, pizzerie ed altri piccoli locali commerciali, di valore irrisorio (roba da morti di fame e non da ‘ndranghetisti). Il secondo ha trattato le “guardianìe abusive” (pure queste estorsioni da morti di fame) ed ha statuito che a contrada Piana Caruso di Corigliano  Calabro esiste la ‘ndrangheta.

* Avvocato penalista dell’ex foro di Rossano (foto)

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