Sette esami superati in un giorno. E tutti col massimo dei voti: 30 e Lode.

Risultati strabilianti, altro che “brillanti”.

Ma è “cultura sporca” secondo i magistrati. 

Settantadue lauree, infatti, tutte conseguite nei vari corsi attivati presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università della Calabria, sono nel mirino della magistratura inquirente che indaga su una marea di presunti falsi esami. E’ la scandalosa inchiesta della Procura di Cosenza che nei giorni scorsi ha provveduto ad emettere un corposo avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 75 persone.

Tra essi laureati, laureandi, un tutor e due impiegati amministrativi della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Unical. 

E tra essi 8 laureati “sospetti” residenti nella Sibaritide-Pollino: Emanuele Loisi, 27 anni, di Francavilla Marittima, Giuseppe Crescente, 26, di Cariati, Andrea Caruso, 27, di Rossano, Maria Donnici, 28, di Bocchigliero, Ida Pagnotta, 30, di Corigliano, Giuseppe Iannicelli, 28, di Cassano all’Ionio, Chiara Perri, 28, di Rossano, Umberto Gugliotti, 28, di Castrovillari.

I sostituti procuratori della Repubblica Antonio Bruno Tridico ed Alessia Miele contestano agl’indagati, a vario titolo, i reati di falso e introduzione abusiva nel sistema informatico dell’ateneo.

Il primo ad annusare puzza di truffa è stato il Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia, Raffaele Perrelli. Nel corso d’una seduta di laurea gli capitò sott’occhio lo statino d’un laureando. Alla casella dell’esame di Filologia Latina, la sua cattedra, v’era un bel 30 e Lode e una firma che non riconosceva come la sua. Scattò la denuncia. E da lì le indagini sugli ultimi sette anni di corsi. Gl’inquirenti hanno sequestrato oltre 20 mila atti e commissionato perizie per comparazioni grafologiche di tutte le firme dei docenti di Lettere e Filosofia. E hanno scoperchiato il pentolone sporco.

L’inchiesta della Procura cosentina ha fatto emergere casi davvero clamorosi. 

Come quanto accaduto per gli esami di Storia della filosofia: chi manomise lo statino, infatti, v’appose la firma del professore ch’era andato in pensione un anno prima. L’ex titolare della cattedra, sentito dal Pm Tridico, non ha riconosciuto come sue le firme apposte sugli statini: «E comunque – ha aggiunto – io in quel periodo da almeno un anno ero in pensione…». 

E c’è chi è riuscito a dare sette esami in un giorno superandoli tutti con 30 e Lode filando via verso la laurea, conseguita naturalmente col massimo dei voti. 

Gli studenti, ansiosi di giungere al conseguimento della laurea senza compiere alcuno sforzo, si rivolgevano a un gruppo di dipendenti amministrativi dell’ateneo ormai noti nel giro dei fuoricorso per i loro servizi “particolari”. 

Bastava uno statino usato, si sostituiva il nome dello studente che aveva realmente sostenuto l’esame, vi s’apponeva la firma taroccata del docente, ovviamente ignaro di tutto, e lo s’inseriva nel fascicolo del futuro laureando. Un meccanismo davvero semplicissimo. 

L’inchiesta sui falsi esami alla Facoltà di Lettere e Filosofia ha portato a scoprire un sistema diffuso in tutto l’ateneo. La Procura, infatti, da alcuni mesi sta effettuando accertamenti e verifiche su ben sette facoltà. Nel luglio scorso sono stati acquisiti gli atti relativi alle lauree conseguite dal 2008 al 2011.


Foto: da sinistra, Andrea Caruso, Ida Pagnotta, Umberto Gugliotti

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