Hanno dichiarato guerra alla criminalità giornalistica. E credono ormai che il nemico sia trincerato nel silenzio aspettando d’essere scovato e finalmente catturato. Credono male. Questa è la storia che accomuna formalmente un delinquente comune che continua ad entrare ed uscire di galera, un maresciallo dei Carabinieri, un paio d’avvocati, un Procuratore della Repubblica ed un altro magistrato. E i giudici. 

E che accomuna informalmente diversi altri soggetti di alte (?!) sfere professionali, economiche, politiche.

E’ la storia stessa di AltrePagine.

E’ la storia d’un attentato per via giudiziaria alla libertà d’informazione.

 

E’ la storia della trasgressione puntuale d’una civiltà giuridica consolidata. E’ la storia del «qui dentro la legge sono io»: ma questa è un’altra storia – d’elementare difesa tecnica – anche se la storia è la stessa.

Sono sette gli “offesi” da alcune verità loro non gradite. Potrebbe darsi siano di più ma nel momento in cui scriviamo non ne abbiamo notizia, e il nostro mestiere è quello di dare notizie.

E abbiamo notizia d’essere plurindagati presso la ex Procura e l’ex Tribunale di Rossano. E, sempre qui, d’essere già imputati, vale a dire di dover essere processati per uno dei numerosi crimini che ci vengono addebitati.

Abbiamo pure notizia che due pubblici ministeri avevano formalmente avanzato due richieste d’archiviazione, per due di questi crimini, corredate di puntuali quanto scontate motivazioni. Ma abbiamo altrettanta notizia che un giudice per le indagini preliminari – per motivazioni ignote perché non espresse – ha rigettato tali richieste d’archiviazione nei nostri contronti. Salvo poi astenersi personalmente dal proseguire a giudicarci poiché quel criminale d’avvocato che ci difende «ama accompagnarsi a certa stampa» come quello stesso giudice testualmente scrive in un atto che lo vede contrapposto a quello stesso legale che poi l’ha querelato per questioni che coi crimini commessi da noialtri nulla c’entrano.

Così Rossano pretende di giudicarci colpevoli del crimine di scrivere. Sì, lo pretende: se ne catafotte della propria incompetenza territoriale a giudicarci, che la legge italiana assegna, nel nostro caso per i precedenti numeri del giornale, ad altra Procura e ad altro Tribunale, quelli di Cosenza.

L’ex libero foro offshore rossanese ha però deciso cosa deve fare, eccezion fatta per i due procedimenti che vedono “offesi” il Procuratore della Repubblica rossanese ed uno dei suoi sostituti, perché in questo caso i fascicoli che ci riguardano stanno già sui tavoli della competente Procura presso il Tribunale di Salerno.

Ciò mentre nei mesi passati uno dei due magistrati coinvolti declinava l’invito a relazionare nell’ambito d’un convegno sulla giustizia e la legalità (!!!) dal momento che questo avrebbe visto come moderatore il criminale Direttore di AltrePagine.

Di admin