Un detenuto ristretto nel carcere di Rossano (foto) rischia di morire: è in sciopero della fame dallo scorso 10 maggio. Si tratta di Victor Pereshacko, di nazionalità russa, ingegnere informatico ed imprenditore nel settore pubblicitario, ex paracadutista dell’Armata rossa: sta espiando la pena dell’ergastolo per un duplice omicidio commesso insieme ad un connazionale in Sardegna nel 2005.

A Pereshacko, il 30 aprile 2014, lo Stato italiano propose il trasferimento nel suo Paese, per scontare la pena residua. Lui ha immediatamente accettato, firmando tutti gli atti necessari. Nonostante gli oltre quattro anni trascorsi, la procedura di trasferimento non è stata ancora definita. Pare che la causa di tutto sia da attribuire allo Stato italiano ed in modo particolare al Ministero della Giustizia poiché non avrebbe trasmesso, nonostante le ripetute richieste dell’omologo Ministero della Federazione Russa, tutti gli atti del processo conclusosi con la condanna all’ergastolo.

E proprio per tale ragione, dallo scorso 10 maggio, il detenuto sta praticando lo sciopero della fame per protestare «contro la inoperosità premeditata delle autorità italiane». Ha perso più di 20 chili di peso. Per quale motivo, dopo oltre quattro anni, non viene definito l’iter per il trasferimento dell’ergastolano dall’Italia alla Russia? Cosa s’aspetta?