«Su Rossano risultano realizzati 21 edifici in zone ad alto rischio idrogeologico R3 ed R4, 14 dei quali senza permessi a costruire: omissioni di controllo ed autorizzazioni non legittime da parte d’alcuni dei quasi 200 indagati. Su Corigliano ben 104 edifici sono stati realizzati in zone R4, 83 dei quali senza permessi». L’ha detto il procuratore di Castrovillari Eugenio Facciolla, stamane, durante la conferenza stampa attraverso la quale, unitamente al procuratore generale presso la Corte d’appello di Catanzaro Otello Lupacchini, ha illustrato gli aspetti più inquietanti della maxinchiesta Flumen luto (dal latino, fiume di fango) scaturita a seguito della catrastrofica alluvione del 12 agosto 2015 che ha sconquassato l’attuale Città unica di Corigliano Rossano.

«Ciò che colpisce è che molti edifici sono stati sanati con condono, ed è la stragrande maggioranza. A tutt’oggi non sono state realizzate opere per contenere misure a tutela del territorio, e ciò ha legittimato i nostri circa 100 sequestri preventivi d’urgenza notificati ieri, poiché vi sono problemi e rischi davvero incombenti. Dati statistici confermano come in 15 anni tra Corigliano e Rossano vi siano stati almeno 25 eventi di tipo alluvionale, una media preoccupante, ma è anche indice di totale normalità come fenomeno, e quindi facilmente ripetibile».

Il capo dei magistrati inquirenti di Castrovillari, che ha firmato la maxindagine durata quasi tre anni unitamente al proprio sostituto Valentina Draetta, è andato giù duro: «Negli anni sono state modificate intere porzioni di territorio demaniale, trasformati in agrumeti al fine di intercettare forme di contributi. Nel 2017 mi sono recato personalmente a Corigliano, dove ho riscontrato l’esistenza in pieno centro urbano di scarichi fognari che confluiscono nei canali di scolo che un tempo erano degli alvei fluviali; tutto ciò comporta non solo un danno nelle aree circostanti, ma anche inquinamento marino. A Rossano esiste una condotta totalmente abusiva nel torrente Citrea, costruita dalla pubblica amministrazione! Per decenni non sono state realizzate opere di bonifica degli alvei ed oggi diventa quasi impossibile farlo tecnicamente perché essi sono eccessivamente ostruiti, ed è questo che spiega le ragioni degli allagamenti».

Il procuratore generale Lupacchini ha sottolineato la necessità di dare seguito ad «indagini approfondite ed accurate, così come il caso richiedeva». Da qui i quasi tre anni di tempo per giungere alla conclusione delle indagini, al fine di poter mettere sotto accusa ex amministratori politici della città, dirigenti e funzionari comunali, provinciali e regionali, notissimi e facoltosissimi imprenditori edili cittadini e tanti privati residenti che hanno edificato abusivamente in ogni pericolosissimo dove. 

LEGGI ANCHE

Corigliano Rossano: 195 nomi per quel “fiume di fango”