È tempo di “resa dei conti” da parte delle istituzioni preposte a decidere sulla sorte di due tra i più importanti enti pubblici del comprensorio della Sibaritide. Sui municipi di Cassano Jonio e di Corigliano Calabro da mesi infatti pende la ghigliottina del “boia di Stato” che potrebbe decapitarli attraverso lo scioglimento degli organi elettivi - sindaci e consigli comunali – per eventuali riscontrate infiltrazioni, ingerenze, condizionamenti ed altro da parte di poteri criminali. Che nulla dovrebbero avere a che vedere con lo Stato e coi suoi rappresentanti, pure i più periferici.

A tal proposito, nella serata di mercoledì 6 settembre scorso, presso la caserma sede della Compagnia dei Carabinieri di Corigliano, la Commissione d’accesso nominata ed inviata lo scorso 7 marzo da parte del prefetto di Cosenza Gianfranco Tomao (foto) presso il Comune di Cassano Jonio ha consegnato, proprio nelle mani del massimo rappresentante provinciale del Governo, la propria relazione conclusiva sulla base della quale lo stesso Tomao potrebbe proporre o non proporre lo scioglimento degli organi municipali cassanesi. Sul cui contenuto però nulla trapela. I poteri d’accesso della commissione nominata per Cassano Jonio e composta dal viceprefetto aggiunto Vito Turco, dal capitano dei Carabinieri Francesco Barone, comandante proprio della Compagnia di Corigliano Calabro, e dal funzionario ingegnere del Provveditorato interregionale per le opere pubbliche di Sicilia e Calabria Francesco Trecroci sono scaduti il giorno successivo alla consegna della relazione, avvenuta quindi con leggero anticipo.

Nulla è trapelato pure in merito alla relazione stilata dalla Commissione d’accesso nominata ed inviata anch’essa il 7 marzo a Corigliano Calabro e composta dal viceprefetto Filippo Romano, dal dirigente in quiescenza del Ministero dell’Interno Antonio Scozzese e dal sottotenente della Guardia di finanza del Gruppo di Sibari Giulio D’Avanzo, consegnata al prefetto lo scorso 30 luglio ed anch’essa in anticipo sulla scadenza dei poteri d’accesso fissata al 7 agosto scorso.

E venerdì 8 settembre scorso, presso la Prefettura di Cosenza, s’è tenuta una riunione fiume ovviamente presieduta dal prefetto del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica integrato dalla presenza del procuratore della Repubblica di Castrovillari Eugenio Facciolla e del procuratore distrettuale antimafia di Catanzaro Nicola Gratteri. Un’assise interamente dedicata a Cassano Jonio e Corigliano Calabro. Sul merito del formale incontro, preceduto da uno informale tenutosi a fine agosto, nulla è finora trapelato. L’unica cosa certa è che s’è già consumato il passaggio propedeutico previsto dalla legge affinché il prefetto possa trasmettere al ministro dell’Interno Marco Minniti le proprie relazioni riferite agli accessi agli atti nei due Comuni. Vale a dire proprio la consultazione da parte del prefetto stesso del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica integrato dalla presenza dei due procuratori. Un parere necessario quello demandato dall’articolata normativa che disciplina lo scioglimento degli enti pubblici per commistioni di tipo criminale.

Il tempo scorre. E con esso lo stato di forte apprensione da parte delle amministrazioni dei due Comuni rette dai sindaci Gianni Papasso e Giuseppe Geraci, come da parte delle due cittadinanze interessate. Per Corigliano Calabro il prefetto Tomao dovrà trasmettere al ministro dell’Interno la propria relazione entro il prossimo 22 settembre. Per Cassano Jonio ha a disposizione un mese in più, in virtù dei poteri d’accesso della commissione prefettizia durati, appunto, un mese di più. Le sorti dei due Comuni sono dunque appese alla penna del prefetto.