Mihaiela è una bravissima sarta, titolare d’una sartoria professionale a Corigliano Calabro e con clienti referenziatissimi, tra essi pure i titolari di diverse boutiques locali d’alta moda. Teodora (foto) è figlia di Mihaiela, bravissima promoter pubblicitaria, giovane, bella e dinamica, lavora su Corigliano Calabro e sull’intera Sibaritide. Nicoleta, considerata l’età, supponiamo sia un’amica di Teodora: anch’ella vive a Corigliano Calabro. Sono tutt’e tre di nazionalità rumena ed a Corigliano Calabro regolarmente residenti. Perché vi parliamo di loro? Semplice: perché queste tre donne, cittadine comunitarie, sono molto interessate alla fusione istituzionale ed amministrativa tra il Comune in cui risiedono ed il vicino e confinante Comune di Rossano.

Tanto interessate che vogliono assolutamente poter partecipare al Referendum consultivo popolare previsto per il prossimo 22 ottobre e deciso con decreto del Presidente della Giunta regionale Mario Oliverio. Ed è proprio quest’atto che le tre signore rumene contestano. Tanto d’avere presentato, attraverso un legale di fiducia, un intervento ad adiuvandum presso il Tribunale amministrativo regionale di Catanzaro che per martedì prossimo 22 agosto ha fissato l’udienza al fine d’esaminare un ricorso contro lo stesso decreto d’Oliverio sul Referendum consultivo relativo alla fusione Corigliano Calabro-Rossano, proposto attraverso un legale da parte del consigliere comunale coriglianese Angelo Caravetta, dell’ex funzionario esterno del Comune di Corigliano Calabro Gilberto Capano e d'altri cittadini di Corigliano Calabro. Contro tale ricorso si sono costituiti dinanzi al Tar la Regione Calabria, il Comune di Rossano, la Prefettura di Cosenza, il Ministero dell’Interno, la Presidenza del Consiglio dei ministri ed altri soggetti interessati che hanno già depositato degl’interventi ad opponendum.

Le tre signore rumene lamentano una disparità di trattamento per essere state indebitamente escluse dalla partecipazione al voto relativo all’indetto Referendum consultivo popolare, e, quindi, una lesione del loro diritto di cittadinanza comunitaria. L’atto giudiziario consta di ben 25 pagine, nel corpo delle quali l’avvocato Albino Domanico espone le motivazioni giuridiche a supporto della stessa istanza finalizzata all’annullamento non solo e soltanto del decreto d’Oliverio, ma anche delle deliberazioni dei Consigli comunali di Corigliano Calabro e di Rossano che hanno dato impulso al procedimento di fusione in atto con l’indizione del Referendum consultivo popolare da parte del Presidente della Giunta regionale.

L’avvocato Domanico è lo stesso legale che patrocina il ricorso principale del consigliere Caravetta, di Capano e degli altri. Ovviamente non si tratta dell’unica “casualità”. Una delle tre signore rumene ricorrenti, infatti, Teodora Eugenia Iacob, figlia della sarta Mihaiela, è una strettissima collaboratrice del consigliere Caravetta. Lavora, infatti, da anni, per l’agenzia pubblicitaria che fa capo al rappresentante comunale coriglianese. Ed il fatto rientra perfettamente nel corso esterofilo inaugurato a livello nazionale dal Partito democratico con le cosiddette “primarie” in ogni dove d’Italia partecipatissime da stranieri comunitari e non solo – i cinesi a quelle di Milano fecero la fila e fecero scuola – ed a livello locale da un noto titolare d’un patronato di Rossano, esponente di spicco sempre del Pd, che alle ultime elezioni – quelle vere, le comunali – organizzò i furgoncini per il trasporto dei braccianti di nazionalità rumena che parteciparono in massa al voto dando uno schiaffo morale all’oramai endemico astensionismo elettorale di marca italica...