Caro presidente Amerigo Minnicelli, innanzitutto voglio complimentarmi con lei per l’impegno, la competenza giuridica e la perspicacia che ha messo fin qui in quella che in parole semplici è diventata la “guerra” per la fusione istituzionale ed amministrativa dei due Comuni di Corigliano Calabro e di Rossano. Se dovessi darle un voto, per tutto ciò che ha fatto le darei dieci, invece le darei zero per diplomazia e strategia. I toni da crociata, in particolar modo quelli utilizzati nel suo ultimo comunicato che considero un capolavoro di insipienza tattica al quale manca solo l’incitazione alla lotta armata per essere perfetto, a mio parere, non aiutano affatto a rasserenare il clima da stadio venutosi a creare per via di un protagonismo in salsa rossanese che spesso è sfociato nella violenza verbale a discapito di chi ha osato anche solo fare qualche semplice osservazione.

 Anche verità sacrosante quando sono raccontate con un’enfasi fuori luogo inevitabilmente producono una controreplica uguale e contraria che allontana dal tema principale scadendo nelle sterili quisquilie campaniliste. Sempre a mio parere, è innegabile che una fusione ragionata, condotta secondo i crismi di un percorso di conoscenza dello storico passaggio istituzionale da condividere e illustrare al meglio (senza la tagliola di una data che scade) ai giovani studenti ed operai così come ai pensionati ed agli anziani ed alle donne lavoratrici e casalinghe, insomma a tutti, non potrà che riportare un grande consenso sull’iniziativa.

Altresì se si insisterà con l’incomprensibile livore che ha caratterizzato gran parte dei comunicati non si attirerà altro che analogo dissenso e veleno. Ritengo, a questo punto, se ama veramente il territorio e crede fermamente nella bontà della fusione considerandola apportatrice di benessere alle generazioni future, sia necessario un atto di generosità e altruismo da parte sua cambiando strategia dichiarandosi disponibile al differimento della data del Referendum consultivo popolare contribuendo così a riportare serenità e pacificazione, riconducendo la discussione sui binari della tranquilla e democratica dialettica politica, nel frattempo potrà continuare a lavorare affinché l’“idea” riempita di contenuti, venga sempre più divulgata, conosciuta nell’essenza e condivisa. Non abbia fretta, dia un segnale di responsabilità e discontinuità, calmi gli animi dei più agitati membri dei comitati ed accetti il consiglio prima che anche altri, dopo Giovanni Dima, l’abbandonino per strada, vedrà che non avrà di che pentirsene e non ci saranno più scusanti per nessuno!

Ps se poi volesse proprio esagerare in altruismo potrebbe addirittura dimettersi!

                                                                                                                          Con simpatia

                                                                                                                                                           * scrittore