Mentre il popolo è tutto al mare a mostrar le chiappe chiare  - o scure – la minoranza di beceri politicanti divisa tra Corigliano Calabro e Rossano e divisa in due fazioni suda al sole urbano e tiene banco tra sé stessa nella sua baraccata estiva. Che se ieri poteva essere il tuttora inesistente nuovo ospedale (comunque annunciato per la settantanovesima volta qualche giorno fa dai suoi amici in Regione Calabria), l’altro ieri l’aeroporto e l’altro ieri ancora il porto, il turismo, l’agriturismo, l’agroalimentare e il pesce perché col pesce la famiglia cresce, oggigiorno è la fusione il neologismo in voga tra i tanti parolieri locali cui preferiamo l’allegra strofa iniziale della compianta ma intramontabile Gabriella Ferri.

Passiamo in rassegna le ultime dal puttanaio politico, per trarne qualche ragionevole conclusione. Giuseppe Geraci è sindaco di CorGliano Calabro. E proprio per questo ‘sta fusione con Rossano proprio non gli garba: la sta subendo sin da quando 'sto casino è cominciato. Contro d’essa ne sta dicendo di tutti i colori e in tutte le salse, guardandosi sempre bene però dal dirsi “contro”, allupu! Non solo. Perché – a quanto pare – sotto sotto e sottosopra ne sta pure facendo di tutti i colori, con ketchup e maionese. «Quel gran genio del mio amico, lui saprebbe cosa fare...». A cantare a ‘sto giro non è Lucio Battisti da Poggio Bustone ma proprio Giuseppe Geraci da CorGliano Calabro. E il gran genio dell’amico sarebbe il professorone cosentino di riferimento, Ettore Jorio. Geraci dicono penda dalle sue labbra. Così è successo che quattro amici al bar tra cui un consigliere comunale abbiano ingaggiato un giovane avvocato che ha presentato un ricorso al Tribunale amministrativo regionale contro la fusione istituzionale ed amministrativa tra i Comuni di Corigliano Calabro e Rossano, una delle cui fondamentali tappe, già programmata, è il referendum consultivo del prossimo 22 ottobre. Di leggi, norme, articoli e commi c’importa un fico secco. Perché la faccenda è tutta politica, ed anche perché vedere quattro amici al bar Campari alla mano fare simposio di diritto ci fa schiattare dalle risate soltanto all’idea. Si dice che il mentore di Geraci, che di diritto è prof universitario, abbia valutato come “debole”, “carente”, il ricorso de quo. Da qui l’esigenza di “rinforzi”.

Cos’altro di meglio che una seduta di Consiglio comunale con all’ordine del giorno “Fusione tra i Comuni di Corigliano Calabro e Rossano – Discussione e determinazioni”? Ci hanno pensato cinque consiglieri comunali, Angelo Caravetta, Francesco Sapia, Francesco Madeo, Adriano Primavera, Gioacchino Campolo, e due cittadini che all’uopo hanno promosso una petizione popolare e che per la sede municipale di Palazzo Garopoli facce nuove non sono, Gilberto Capano, ex funzionario comunale benché non dipendente, e Giuseppe Pucci, ex assessore comunale.

Così, il 12 agosto, sabato, alle 10,30 del mattino, mentre i coriglianesi ed i rossanesi staranno ad indorarsi le chiappe sulle spiagge nostrane o magari in altri lidi, il Consiglio comunale di Corigliano Calabro “lavorerà per loro” pure a Ferragosto. I più maligni dicono che durante quella che sarà la “discussione” ad un certo punto tra i consiglieri s’alzerà qualcuno che proporrà quella che sarà la “determinazione”: revocare la deliberazione del primo febbraio 2016 che diede impulso alla procedura di fusione tra i due Comuni in ossequio alle leggi, alle norme, agli articoli, ai commi ed ai cazzinculo vari. E la notizia di queste ore è proprio questa. Le indiscrezioni più insistenti palesano che la conta dei numeri per “ammazzare” la delibera finalizzata alla fusione sia già avvenuta, che essi numeri vi siano e che essi stessi numeri comprendano pure alcuni consiglieri comunali che solo pochi giorni fa avevano pubblicamente ribadito il loro favore alla fusione con Rossano - minacciando Geraci pubblicamente di “determinazioni” differenti rispetto all’amministrazione comunale – e che oggi a Geraci mostrerebbero il buco del culo, altro che chiappe al mare!

Che il sindaco Geraci dopo un anno e mezzo di contorsioni varie non sia più favorevole alla fusione – come s’era espresso col proprio voto alle deliberazione consiliare del primo febbraio 2016 – è scritto pure tra le ennesime righe confuse e mistificatorie del comunicato stampa diffuso ieri pomeriggio. Che fa il paio con quello - stesse ore - della consigliera comunale Yole Sposato la quale sprizza tanta saccenteria quanta nullità politica.

Ma pure in questa assoluta incoerenza politica v’è una ratio, certamente inconscia da parte di tutti costoro. Ed è una ratio politica. La minoranza di beceri politicanti divisa tra Corigliano Calabro e Rossano e divisa in due fazioni non ha la benché minima maturità per realizzare la fusione tra i due Comuni, cui noi eravamo e restiamo favorevoli. Le attuali condizioni sono infatti sciagurate. Senza alcun governo da parte delle attuali due istituzioni municipali, alla mercè d’alcuni politicanti di grido che sponsorizzano la fusione col retropensiero dei cazzi loro, con lo “spontaneismo” dei comitati popolari consciamente od inconsciamente alla mercè di questi sponsor, con l’amministrazione comunale di Rossano alla mercè del suo unico potentissimo sponsor che la comanda a bacchetta.

Per sabato, proprio durante la seduta del Consiglio comunale di Corigliano Calabro, s'annuncia un assolato bivacco di protesta in una Piazza del Popolo da anni senza popolo figuriamoci il 12 d’agosto soltanto per reggere il moccolo ad un gruppuscolo di mestieranti.

Se il Consiglio comunale di Corigliano Calabro revocherà la propria delibera del primo febbraio 2016, ammetterà la propria inconsistenza e la propria incapacità a governare processi sociali che richiedono necessariamente d’essere governati dalle istituzioni rappresentativamente elette – su questo noialtri mai abbiamo nutrito alcun dubbio – e porrà una momentanea fine a questo fenomeno da baraccone. Perché, per farla sul serio la fusione, Corigliano Calabro e Rossano dovranno prima avere una classe politica seria, autorevole e capace di governarne il processo sociale.