Non si placa affatto - anzi - il clima di sospetti e di veleni accesosi all’interno della sede municipale di Corigliano Calabro. Un clima accentuatosi ancor più dopo l’arrivo della Commissione d’accesso nominata dal prefetto di Cosenza Gianfranco Tomao, cui dallo scorso 7 marzo è affidato il compito d’accertare eventuali nuove infiltrazioni di tipo mafioso nella gestione amministrativa del Comune dopo quelle già accertate nel 2011 che provocarono lo scioglimento degli organi elettivi dell'ente da parte dell'allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Ed è proprio in tale torbido clima che s’inserisce la denuncia-querela che sarebbe stata formalizzata la scorsa settimana da parte d’un noto imprenditore del luogo nei confronti d’un altrettanto noto consigliere comunale (nella foto, una recente seduta del civico consesso). Con l’imprenditore che avrebbe deciso d’affidare al proprio legale di fiducia alcune recenti esternazioni a mezzo stampa rese da parte del consigliere comunale, in relazione ad un contratto di servizio pubblico del Comune proprio con l’impresa di cui è titolare il denunciante, e ad una recente gara d’appalto poi sospesa da parte della Stazione unica appaltante della Provincia di Cosenza.

Calunnia e diffamazione a mezzo stampa sarebbero le accuse mosse nell’atto di denuncia-querela sottoscritto dall'imprenditore nei confronti del consigliere comunale. Il quale, secondo lo stesso denunciante, avrebbe inviato ad alcune testate giornalistiche locali delle notizie false e distorte, rivelando tra l’altro pure notizie riservate e non ai fini d’interesse pubblico, a proprio danno e per favorire altri.

Di certo la Procura di Castrovillari indagherà pure su questo. Vedremo...